Il Tirreno

Prato

Malia Zheng intervista Milone: "Non crede di avere un'ossessione per i cinesi?"

Malia Zheng intervista Milone: "Non crede di avere un'ossessione per i cinesi?"

La blogger Malia Zheng incontra l'assessore-sceriffo di Prato che risponde  a tutto tondo.  "Parliamoci chiaro: qui si fa una lotta all’illegalità, non a tutte le aziende cinesi"

4 MINUTI DI LETTURA





di Malia Zheng

PRATO. E’ lo spauracchio dei cinesi di Prato. Lui stesso racconta di essere temuto dagli orientali (che hanno qualcosa da nascondere, aggiunge lui) come la peste. L’idea di trovarsi davanti una ragazza, come me, con gli occhi a mandorla che gli pone delle domande non lo imbarazza, tutt’altro. La prima domanda all'assessore alla sicurezza, Aldo Milone è per scaldare l’atmosfera.

Lei annuncia spesso che i cinesi se ne stanno andando da Prato. Ha mai immaginato che effetto avrebbe per la città l’improvvisa chiusura di tutte le attività cinesi?

«Ridimensioniamo i fatti. Qui si fa una lotta all’illegalità, non a tutte le aziende cinesi. Perché ci sono tante aziende cinesi che lavorano rispettando le regole. Anzi diversi titolari tra questi apprezzano le attività di contrasto all’illegalità, proprio perché la concorrenza la subiscono in casa da parte dei connazionali».

Quando parla di illegalità spesso punta il dito solo contro la comunità cinese.

«Non guardo solo alla comunità cinese, purtroppo però si riscontra lì la maggior parte delle violazioni. Operiamo soprattutto sulla base di esposti, perché diversi capannoni si trovano confinanti con le abitazioni, e questo crea un problema di convivenza. Nei giorni scorsi il gruppo interforze ha controllato una discoteca italiana: era fuori regola. Aveva un numero di persone all’interno decisamente superiore alla capienza prevista, i titolari non possedevano alcune certificazioni legate alla sicurezza ed è stata quindi chiusa».

In un suo precedente intervento lei ha affermato che se i cinesi sono andati via da Prato non è dovuto alla crisi, bensì ai suoi interventi repressivi.

«No, diciamo che è metà e metà. Molti sicuramente stanno soffrendo la crisi come ne soffrono gli italiani. Vuoi anche per la concorrenza di altri paesi emergenti (India, Pakistan e quant’altro) e vuoi anche per le attività di contrasto. Tenga presente che noi non andiamo a combattere solo l’imprenditore cinese, ma stiamo combattendo su un doppio binario: perseguiamo anche chi affitta i capannoni in condizioni veramente penose dove non sono rispettate le principali norme sulla sicurezza dell’immobile e sulle condizioni igienico sanitarie. Non dimentichiamoci che gli abusi edilizi sono un reato penale. E’ vero che inizialmente il proprietario trae profitto dagli affitti agli orientali, ma, dopo il nostro intervento, se vuole riacquistare l’agibilità, dovrà spendere e attraversare un iter molto lungo: ristrutturare il capannone se vecchio, adeguare l’impianto elettrico a norma o creare le uscite di sicurezza se mancanti».

In una recente intervista lei ha affermato che i cinesi gravano sulla comunità pratese.

«Gravano? Non mi ricordo di aver usato questa parola. Sono comunque persuaso che se chi oggi non rispetta le leggi lavorasse invece rispettando le norme, allora Prato ne ricaverebbe una grossa ricchezza. Ne trarrebbe giovamento l’intera città: ad oggi chi ci guadagna è solo chi mette in affitto il capannone incamerando i soldi forse anche a nero».

Si è sempre cercato un interlocutore nella comunità cinese che spieghi le buone regole e del buon comportamento per la coabitazione non solo ai cinesi, ma anche alle altre etnie. Passi avanti si sono fatti, ma non c’è un “interlocutore politico” con cui l’amministrazione possa interagire?

«C’è il gruppo formato dal sindaco Cenni con Matteo Ye, portavoce della comunità. Una settimana fa la mia associazione, Prato libera e sicura, organizzò un incontro per la storia delle scritte sulle mura di via Pistoiese. E’ già intollerabile lo scrivere sui muri dei palazzi ma scrivere all’ingresso della Porta Pistoiese, protetta da un vincolo della Sovrintendenza, è davvero troppo. Insomma all’incontro non si presentò nessuno. Devo però riconoscere che alcuni cinesi residenti in via Pistoiese in passato si sono adoperati con l’associazione pratese cominciando a ricoprire le scritte che deturpavano i muri».

L’ultima sua denuncia pubblica ha riguardato i cosiddetti mutui facili concessi dalle banche a giovani cinesi.

«La mia accusa non era diretta a chi aveva ottenuto il mutuo, quindi ai cinesi, ma alle banche per il loro modo di operare troppo disinvolto. Da loro è nata l’azione illegale».

Lei è assessore alla sicurezza del Comune, ma perché si occupa anche degli affari delle banche?

«Siamo partiti da un’attività che riguardava il recupero di evasione fiscale avvalendoci di una convenzione con l’Agenzia delle Entrate. Fortunatamente per loro (sorride l’assessore “sceriffo”, ndr) non ho il potere di entrare all’interno delle banche altrimenti sarei andato anche oltre».

C’è chi le contesta di essere “posseduto” dall’ossessione dell’illegalità cinese, tralasciando altri casi che rendono meno sicura la vita cittadina.

«Non è vero, io mi occupo di qualsiasi attività illegale. Stiamo preparando, ad esempio, un intervento per risolvere il problema del comportamento aggressivo dei parcheggiatori abusivi, Di questo però non posso anticipare nulla. Conosco la piaga degli scippi e della rapine ai danni dei cinesi ma sono problemi che competono ad altre forze di polizia. Guardi, le dico, che proprio l’altro giorno ho allontanato personalmente un magrebino che sembrava sul punto di derubare un cittadino cinese».

La prostituzione cinese, diurna, è sotto gli occhi di tutti: e il Comune che cosa fa?

«Anche questo è un problema da affrontare. Cioè, dico io, lo volete fare, fatelo lontano (anni addietro propose una zona a luci rosse nel Macrolotto, ndr)! Ma queste donne si prostituiscono di giorno e in zone centrali come piazza Mercatale. Inoltre sto riscontrando che a farsi avanti non sono solo gli anziani, ma anche giovani. Il fatto è che la prostituzione andrebbe legalizzata, come è stato fatto in altri Paesi. Ma visto che in Italia su questo tema regna l’ipocrisia, allora bisogna essere tutti ipocriti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa