La manifestazione
Troppa burocrazia, così non va
Le imprese chiedono l’abrogazione della legge che deve regolare i tempi di pagamento nella filiera agroalimentare
PRATO. Le imprese chiedono in coro che venga abrogata la legge che doveva regolare i tempi di pagamento nella filiera agroalimentare.
Gli adempimenti burocratici sono risultati eccessivi e troppo pesanti per i piccoli imprenditori: dall’obbligo di contratti scritti tra imprese e fornitori per la commercializzazione dei prodotti, alla scadenza dei 30 giorni (se si tratta di merci deperibili) o di 60 (per gli altri prodotti) a partire dalla fine del mese del ricevimento della fattura.
Confartigianato si pone al fianco delle pmi del settore in questa battaglia chiedendo che le transazioni commerciali nel settore alimentare siano regolamentate con le disposizioni della legge sui tempi di pagamento in vigore dal 1 gennaio 2013.
«Si tratta di un intervento pesante, in quanto entra nel merito della negoziazione aziendale, obbligando, di fatto, le imprese, a stipulare di volta in volta un contratto con i propri fornitori o a emettere fattura con tutti gli elementi di un contratto come, per esempio, dover riportare la dicitura della doppia sigla - afferma Francesca Grillo, responsabile della categoria alimentari per Confartigianato Imprese Prato - con il risultato che quello che nelle intenzioni del legislatore doveva regolare i tempi di pagamento è diventato un concentrato di obblighi e adempimenti burocratici molto impegnativi per una piccola impresa. Pertanto, chiediamo che l’articolo 62 del decreto Crescitalia del 24 gennaio 2012 venga abrogato o quantomeno corretto».
Obblighi burocratici che si trasformano in disagi in barba alla semplificazione che viene spesso negata da procedure macchinose.
Quali? Il provvedimento, in base a quanto rileva Confartigianato, prevedendo tempi diversi dei termini di pagamento a seconda della deperibilità o meno della merce, obbliga le imprese a emettere più fatture per la stessa spedizione.
Un esempio su tutti è quello della fatturazione di un cesto-regalo, che avendo all’interno prodotti deperibili e non, costringe l’impresa a produrre ben 3 fatture: una per i prodotti deperibili, una per quelli non deperibili e una per il cesto. Una burocrazia all’ennesima potenza che non può che ingolfare qualsiasi macchina produttiva.
Poi c’è l’obbligo della certificazione dell’avvenuto ricevimento della fattura per far scattare il meccanismo dei termini di pagamento.
«Queste normative, come spesso accade, vengono calate dall’alto - commenta Patrizia Ferraboschi, presidente della categoria per Confartigianato Prato - senza prima aver valutato cosa comportano nel dettaglio. Le piccole imprese avrebbero bisogno di qualche pacca sulle spalle in più e di qualche calcio in meno».
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