Sicurezza
Povera Europa come sei caduta in basso
Il regista Paolo Magelli parla della messinscena di “Hotel Belvedere”, la nuova produzione del Teatro Metastasio
PRATO. Il sipario della stagione di prosa del Metastasio quest’anno calerà su una commedia noir: “Hotel Belvedere” di Odon von Horvath, ultima fatica del regista – e direttore del teatro Paolo Magelli, prodotta dal Met. Un testo tagliente, tradotto per l’occasione dallo stesso regista e scelto dopo una lunga selezione proprio per la sua nuda attualità. Sette personaggi si incontrano in un albergo della provincia prealpina bavarese e danno libero sfogo a tutto il loro cinismo, a colpi di violenza e volgarità. Le prove, prima del debutto di questa sera (lo spettacolo resterà in programmazione fino al 21 aprile al Metastasio) si sono concluse ieri (guarda il filmato delle prove su www.iltirreno.it).
Magelli, lei ha già rappresentato questo testo in versione croata nel 1978, perché ha deciso di riproporlo oggi dopo tanto tempo?
«Non l’avevo premeditato. L’idea mi si è accesa nella mente come una lampadina, mentre mi trovavo a Zagabria e avevo analizzato ventisette testi. Perché “Hotel Belvedere” è un testo attualissimo, che parla dell’Europa volgarizzata dalla potenza del denaro, che denuncia la violenza con le donne, che mette in scena una società decaduta. Basta guardare cosa sta passando l’Europa adesso per capire che questo testo è attualissimo».
Von Horvath quando scrisse questo testo nel 1923 anticipò la degenerazione dei totalitarismi e la Seconda Guerra Mondiale, oggi questa messinscena cosa anticipa?
«Von Horvath credeva che l’Europa fosse condannata a una specie di malattia. Lo spettacolo anticipa un po’ questo che le radici del male della malattia europea non possono essere estirpate e ogni tanto si ripresentano. Oggi la sete di potenza, l’inganno, il cinismo e il desiderio di sopraffazione riempiono le cronache nazionali e internazionali, per non parlare della politica».
Parliamo dello spettacolo. Sarà uno spettacolo low-cost come annunciato?
«Non sul fronte della qualità e della bellezza. Abbiamo risparmiato sul numero degli attori, ma non su tutto il resto. Come ogni produzione, anche questa è frutto della collaborazione con la città: a realizzare il corredo scenico ci ha aiutato Alessandro Benelli dell’unione Industriali regalandoci le sue stoffe; mentre gli arredi vengono dall’hotel Flora, gentilmente concessici dal signor Tomada. Rilavorandoci è venuto fuori un salotto di scena niente male…».
E gli attori e dei personaggi? Chi vedremo sulla scena questa volta?
«Gli attori della compagnia stabile saranno affiancati da Marcello Bartoli. I personaggi che si ritrovano in questo hotel Belvedere, che poi è l’hotel Malvedere sono uomini senza speranza: ladri, assassini, falliti, aristocratici decaduti, che si fingono “parenti” per la loro sete di denaro e la loro avidità. Gli attori mi hanno dato molte soddisfazioni, sono orgoglioso di questo lavoro, lo giudico una novità assoluta e un testo giusto per i tempi, perchè il teatro deve dire la verità».
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