Gioco
Sui bilanci pesa il fisco Tassazione fino al 57%
E’ il risultato di uno studio effettuato dall’Unione Industriale su 895 imprese Anche se il fatturato cresce, l’utile si assottiglia per le troppe tasse
PRATO. Fosse solo per i livelli di fatturato, potrebbero anche sorridere. Hanno però una doppia spada di Damocle puntata addosso. E che fa male. Ovvero, costo del personale e tassazione diretta, complice l’Irap che nel 2011 bruciava sulla pelle delle imprese di nobilitazione e meccanotessile, anzi sul loro utile fino al 57%. Queste imprese, non a caso. Sono quelle con una struttura più robusta dal punto di vista del personale. Penalizzate dal fisco, vittime del paradosso Irap: più si creano posti di lavoro, più l'imposta vanifica lo sforzo di redditività. Basta addentrarsi nei bilanci delle 895 società di capitali (2007-2011) passati a raggi X dall’Osservatorio studi dell’Unione industriale.
Sono anni in cui le aziende pratesi hanno cercato di reggere l’onda d’urto della crisi, anche se dalla fotografia dei conti aziendali manca ancora il 2012. «Dopo il picco negativo del 2009, l'analisi dei bilanci dimostra un lieve effetto rimbalzo per il biennio successivo – spiega il vicepresidente dell’Uip Andrea Tempestini - . Preoccupa il livello di tassazione, in testa l’Irap, che per il nostro manifatturiero pesa al 55%, in Italia al 52%».
Il campione. Sotto la lente d’ingrandimento la filiera tessile e non. A fare la parte del leone in questo panel di imprese sono 240 produttori di tessuto, in buona compagnia con il resto della filiera: sotto esame 141 imprese di nobilitazione, 88 produttori di tessuti speciali e arredo, 76 produttori di filati, 33 filature cardate. Infine, 168 confezionisti, 104 maglifici, 23 meccanotessili, 22 accessori.
Ricavi ok. I fautori della “ripresina” del 2011 avevano ragione. Pur con le ossa rotte, dal tracollo del 2009 le imprese si sono rialzate. Prendendo 100 come soglia di riferimento dei ricavi prodotti nel 2007, si evidenzia come i produttori di filati abbiano archiviato il 2011 con un +30%, le filature cardate con un +12%, stazionario il trend delle imprese di nobilitazione, in perdita (fino a -10%) i produttori tessili e quelli di arredo/tessuti speciali. Ma per queste ultime tipologie il vero annus horribilis era stato il 2009 (fino a -25% di ricavi). Andando nel dettaglio, si scopre che i produttori di tessuto hanno recuperato in termini di ricavi nel 2010 (+10,2%) per proseguire il trend nel 2011 (+6,9%), ma la perdita nel 2009 era stata del 16%. Resiste la nobilitazione, i cui ricavi erano diminuiti a -11% nel 2009, per riprendere quota a +12,8% (2010) e +5,8% (2011). Se la passano meglio i produttori di filato per i quali la perdita di ricavi nel 2009 era stata più contenuta (-3,2%) per cambiare rotta nel 2010 (+17,1%) e nel 2011 (15,6%).
Nuova luce per il meccanotessile. Il responsabile studi dell’Uip Enrico Mongatti lo definisce un «tonfo con ripresa». E il tonfo è stato nel 2009 per il meccanotessile quando i ricavi sono letteralmente precipitati (-39,8%), per rialzarsi nel 2010 (+34,9%) e 2011 (22,2%).
Accessori con segno +. Buone performance per le aziende che producono accessori, agevolate da strutture piccole e snelle: i ricavi del 2011 sono quasi raddoppiati rispetto al 2007. Anche nel 2009, quando infuriava la crisi, i ricavi sono aumentati del 7,5%, del 16% nel 2011.
Utile sì ma… La buona notizia è che nel 2011 la percentuale di imprese che ha chiuso in utile è salita al 73% (65% nel 2009). La cattiva è che sono saliti i costi esterni, in primis quello del personale, erodendo i livelli di valore aggiunto. Spicca la performance dei produttori di filati: il 90% ha archiviato il 2011 in utile. Bilanci in rosso per i produttori di tessuti (complessivamente 50 milioni di euro di perdite, 10 nel 2007). Un’altra maglia nera va ai maglifici che nel 2011 hanno avuto una perdita di 16 milioni di euro, precipitando rispetto al 2010 (4 milioni).
Stretta fiscale. Imposte e bilanci, binomio ormai scontato. Sono penalizzate dall’Irap le imprese con più dipendenti. Nel 2011 il peso delle imposte sull’utile va dal 34% dei produttori di accessori per abbigliamento al 55%, 56% e 57% rispettivamente nel caso delle filature cardate, nobilitazione e meccanotessile.
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