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Prato

Il vescovo Agostinelli: «Fate presto perché la casa brucia»

Il vescovo Agostinelli: «Fate presto perché la casa brucia»

E’ questo l’appello che il vescovo di Prato fa ai politici e, al Papa, durante la visita ad Limina, porterà le preoccupazioni di operai, negozianti ed imprenditori

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PRATO. «Rivolgo un appello agli addetti alla politica perché facciano presto, perché non si limitino a difendere gli interessi di parte quando la casa brucia». Il vescovo di Prato Franco Agostinelli è preoccupato per il difficile momento che stanno vivendo le famiglie, nella sua città come nel resto di Italia, e si rivolge direttamente alle istituzioni, affinché abbiano «uno scatto di dignità e non dimentichino che sono state elette per servire il popolo, non per servirsi del popolo».

In questi giorni monsignor Agostinelli, insieme agli altri vescovi della Toscana, è a Roma per la visita ad limina, l’incontro quinquennale che gli ordinari diocesani hanno con il Pontefice e con le Congregazioni della Curia vaticana. Come gli altri confratelli dovrà esporre a Papa Francesco la realtà della propria Chiesa, in primis dal punto di vista ecclesiale e pastorale, ma anche presentare la realtà sociale del territorio. Una valutazione quest’ultima che mons. Agostinelli considera «non secondaria alla nostra indagine, perché il lavoro è parte integrante dello sviluppo della persona; nel lavoro la persona si realizza come tale, recupera la sua dignità, oltre a trovare i mezzi per il proprio ed altrui sostentamento».

Nel suo intervento il Vescovo di Prato ammette che sarà costretto a presentare al Papa una «situazione preoccupante in cui versa la società pratese; il timore e l’angoscia di tante famiglie che temono per il posto di lavoro e di non farcela più». Mons. Agostinelli anticipa ai lettori di Toscana Oggi che parlerà a Francesco di «questa città ex-fabbrica che ora offre lo spettacolo avvilente di tanti capannoni chiusi; dovrò rappresentare le preoccupazioni di operai, negozianti, imprenditori che guardano con apprensione al futuro sempre più incerto».

Per questo il Presule si domanda: «Cosa pensare di chi, dopo una vita dignitosa e un onesto lavoro, si vede costretto a ricorrere alla mensa dei poveri?».

Il pensiero poi va alla politica e ai politici – impegnati in questo lungo periodo di transizione verso la formazione del nuovo Governo nazionale – «la gente per strada non li capisce più e non può permettersi il lusso di aspettare ancora, di assistere passiva alle indecorose gazzarre verbose, ai giochi di un risiko politico che non diverte più nessuno».

Infine una speranza, «nel genio italiano» e «nella forza della nostra gente, nel coraggio di tante persone umili» ma soprattutto «nell’intelligenza delle persone preposte alla cosa pubblica», affinché «abbiano la capacità di riaprire il cielo». «Io credo che dandoci la mano – conclude mons. Agostinelli – facendo ognuno la parte che gli compete, possiamo riprendere il comune cammino».

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