Sicurezza
Fausto Barosco: "A Prato un sindaco donna a 5 Stelle"
Il leader M5S a tutto campo: boccia stadio, aeroporto e chiede la chiusura di Baciacavallo. Critiche a destra e sinistra
PRATO. Perché ha accettato l'intervista?
«Perché me l'ha chiesta»
Banale ma non troppo quando si tratta di un leader del Movimento 5 Stelle, folgorato dall'energia di Beppe Grillo al termine di "Reset", lo spettacolo che il comico genovese portò a Firenze nel lontano 2006. Poco dopo Fausto Barosco, 42 anni, imprenditore, padre di due bambini piccoli, fondò il primo Meet Up pratese. Un treno partito quel giorno, da una poltrona in prima fila, e che ha portato, in una manciata di anni, i "diversi" dell'M5S da zero a essere il secondo partito di Prato con il 24% dei consensi alle politiche di febbraio,
È stato amore a prima vista?
«No, è stato un suggerimento. Grillo al termine dello spettacolo invitò chi voleva a utilizzare internet per avere delle informazioni diverse da quelle che si ricevono normalmente dai media. L'ho fatto, partendo dal blog di Beppe, e ho capito che un altro livello di informazioni esisteva. Mi ricordo che nel 2006 in rete si discuteva già della crisi e degli strumenti da usare per potersi salvare e anche in famiglia mi prendevano per matto. Poi la crisi nel 2008 è scoppiata e con il crollo delle borse c'erano le persone che venivano da me per dirmi "Madonna avevi ragione". Fu una piccola soddisfazione ma avrei preferito aver torto. Fu una conferma, però, del fatto che certe informazioni indipendenti c'erano, bisognava solo accedervi. Poi ognuno deve farsi la propria idea. Non è altro che quello che dice Grillo».
Si sente un politico?
«Bisogna vedere in che accezione del termine. Io mi sento un cittadino che si interessa della cosa pubblica. Paragonarmi alla figura classica di un politico, assolutamente no».
E che politico non classico è?
«Diciamo così: la figura che più mi affascina è quella di Bob Kennedy per quello che diceva e quello che faceva».
Perché?
«Perché è stato un precursore: sull'economia, per esempio, è stato il primo a sostenere che il Pil misura tutto, anche le guerre, ma non misura la qualità della vita e della classe politica. E' un indice completamente sballato. Queste sono parole di grande umanità delle quali si è persa traccia negli ultimi venti anni. Sa cosa sogno? Una classe politica che assomigli almeno un po' a Papa Francesco e lo dice uno che non è osservante. Però se ascolto Papa Francesco mi fa tornare voglia di andare in chiesa e di pregare. Ecco, vorrei politici che parlassero delle persone e per le persone, informati ma senza paraocchi, in cerca della semplicità».
Semplicità, come la declina sulle cosa da fare su Prato partendo da un giudizio sulla gestione politica attuale?
«Questo Comune ha avuto pregi e difetti: penso che sia innegabile che sindaco e assessori abbiano cercato un dialogo con la città. Nelle piccole cose, le buche per esempio, c'è stato il tentativo di risolvere i problemi. Però sui gradi temi, lì c'è la differenza sostanziale con il Movimento 5 Stelle: la condivisione. Non bastano gli incontri pubblici per dire abbiamo condiviso, non basta ascoltare e poi fare come si vuole. Faccio l'esempio del raddoppio della Declassata. Se si parla di una grande opera che va a incidere fortemente sulla qualità della vita dei cittadini e che viene pagata da loro, per conto nostro deve essere capita e votata dai cittadini. Con un referendum, come accade in Svizzera. E' una visione completamente diversa. La mia idea può essere bellissima ma se sono in minoranza, anche se sono il sindaco, mi devo adeguare alla maggioranza».
Siete per il sottopasso?
«No, no non è questione di essere a favore o contro qualcosa. Ci sono tre progetti diversi? Ecco, si fa come in una gestione condominiale: si vota. Se la maggioranza vuole il sottopasso, si fa quello. Se vuole in cavalcavia si fa quell'altro. Punto».
Il sindaco per voi è come un amministratore di condominio?
«Non solo il sindaco: il presidente della Regione piuttosto che il presidente del consiglio. L'amministratore pubblico dovrebbe essere come un bravo amministratore di condominio: tenere sotto controllo l'amministrazione ordinaria e poi lì dove ci sono delle cose che incidono fortemente, farle decidere dall'assemblea, cioè ai cittadini, con il voto. Politica al servizio dei cittadini: è questa la nostra rivoluzione».
Le piacerebbe fare il sindaco?
«Non lo so. Me lo chiedono in tanti ma ora non ci penso, quando sarà vedrò. Credo una cosa, però, che oggi come oggi fare il sindaco sia una disgrazie. In teoria si ha un sacco di potere, nella realtà si ha un sacco di lacci. Chiunque faccia il sindaco ora e in futuro avrà una montagna da scalare per l'eredità che si trova a gestire: le città sono state smembrate, sono fuori da ogni logica, stuprate come Prato».
Si però l'anno prossimo si vota e un candidato "grillino" ci sarà.
«Di sicuro».
Scelto con le primarie on line?
«Sì, certo. Io vorrei una donna. Una giovane donna del movimento, ovviamente, alla guida della città. Non c'è mai stata».
Giochiamo comunque al sindaco-Barosco. Che farebbe sulla questione stadio?
«Quello che sento è una follia. L'Ac Prato non è del Comune, è di proprietà di Toccafondi che ha disposizione uno stadio che non è a norma e quant'altro. Toccafondi faccia delle proposte e si starà a vedere. Ma di sicuro che il Comune debba andare a spendere tre milioni di euro per fare uno stadio a Chiesanuova, a nord, con i problemi di viabilità ci sono, è una cosa che non sta né in cielo né in terra. E in più ci vogliono tanti soldi. Nel frattempo andiamo a chiudere gli esili comunali. Allora se il Comune ha tre milioni anziché andare a fare qualcosa per una società privata che pensi alla scuola, al sociale, alle imprese. E che il Prato vada pure a giocare a Empoli».
Aeroporto?
«Se lo stadio è follia, l'aeroporto è follia totale. Qui non si parla di adeguamento della pista, il progetto è per un aeroporto nuovo ed è solo da cassare. L'aeroporto è di Firenze ma i disagi se li prende Prato. Allora se lo facciano, se lo paghino i fiorentini e si prendono anche i disagi».
Un giudizio sul centrosinistra di Prato.«Il centrosinistra di Prato ha fatto qui quello che il centrosinistra nazionale ha fatto a Roma negli ultimi venti anni: là ce l'hanno con Berlusconi per le sue vicenda personali, qui con Cenni ma finisce lì. Sul resto zitti. Ne è la prova Baciacavallo e la vicenda della diossina: il centrosinistra non ha detto pio. Sei all'opposizione? Cavalca la questione. Lo so che Baciacavallo l'ha fatto il centrosinistra ma non è mica di Carlesi. Potrebbe dire qualcosa: c'è un problema? Andiamo a vedere. Ma non lo fa».
La proposta di Cenni di avviare una nuova indagine epidemiologica la convince?
«È un'indagine che abbiamo chiesto da tempo: fatta per bene, non solo sul tumore ai polmoni perché è limitativa e fatta a scalare per avere il confronto. Quindi la proposta di Cenni va bene, facciamo l'indagine ma facciamola seria. Ma nel frattempo chiudiamo l’impianto».
Complessa la questione rifiuti.
«Sì ma la soluzione è semplice. A livello comunale i rifiuti si gestiscono con una raccolta differenziata spinta e rivendendo i materiali. Il residuo non trasformabile alla fine è bassissimo: un 1 o 2 per cento E allora sì, si può pensare a un inceneritore piccolo piccolo o alla discarica».
Ha un augurio da fare alla città?
«Mi auguro che i cittadini prendano coscienza, senza timore di sbagliare e senza timore di conoscere, che devono e possono essere loro la parte attiva. Solo così si possono riappropriare della città, perché se i cittadini non pensano alla politica sarà la politica a pensare a loro».
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