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Prato

Viaccia si oppone al trasloco della Varvarito

Viaccia si oppone al trasloco della Varvarito

I cittadini pronti anche ad azioni legali contro il progetto di trasferire l’azienda in via delle Lame

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PRATO. Dall'assemblea pubblica di mercoledì sera, organizzata dalla locale sezione Pd, si alza un no deciso al trasloco della Varvarito Lavori a Viaccia nel terreno di via delle Lame, al confine con Montemurlo. Un "no" da imporre con petizioni, proteste, dentro e fuori il Consiglio comunale, ma sopratutto con azioni legali che blocchino asta pubblica e variante urbanistica su quel terreno che il Comune comprerà a breve da un privato. Il salone del circolo Arci "La Libertà"era gremito di residenti del quartiere, soprattutto quelli di via di Montemurlo, che tra il terreno in questione e le proprie case hanno solo pochi metri di distanza e l'argine del Bagnolo. "Big" della serata il sindaco di Montemurlo Mauro Lorenzini, il presidente della Circoscrizione Ovest Giovanni Mosca e Maurizio Calussi, consigliere comunale del Pd e membro della segreteria del partito. Assente, causa mancanza di invito, il sindaco Roberto Cenni che nei giorni precedenti aveva espresso un certo fastidio per non aver ricevuto inviti ufficiali al contrario di Lorenzini e Mosca, nonostante fosse lui "il padrone di casa". La scelta del Pd è stata criticata dal comitato cittadino di Viaccia e da alcuni cittadini presenti che l'hanno definita "un'occasione persa" per avere risposte immediate dal sindaco Cenni sulla questione. Il comitato comunque, ha già chiesto un incontro con il primo cittadino. Gli organizzatori hanno ribattuto che il sindaco può partecipare anche senza invito e Mosca ha fatto notare "che da tempo attendo risposte da Cenni sulla questione Varvarito, chieste attraverso i canali istituzionali, ma nessuno mi ha ancora risposto." Nel pubblico erano presenti alcuni esperti di pianificazione del territorio. Il suggerimento è unanime e appoggiato anche dal sindaco Lorenzini: bloccare l'operazione Varvarito, che martedì mattina in Prefettura sarà suggellata dalla sigla del protocollo d'intesa tra le parti e le istituzioni coinvolte, richiede necessariamente di intraprendere le vie legali facendo leva su alcune contraddizioni urbanistiche.

Intanto la sospetta integrazione all'osservazione al piano strutturale presentata dalla proprietaria del terreno, poi la procedura, definita "inusuale" del cambio di destinazione, a cui si somma il non secondario dettaglio che lì l'Autorità di Bacino vorrebbe farci una cassa d'espansione. In sostanza c'è da frugarsi in tasca per far difendere Viaccia da un buon avvocato. (e.b.)

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