La manifestazione
L’acqua motore della civiltà pratese
L’editore Pentalinea ha ristampato di recente un volume dedicato ad un approfondimento storico della rete idrica di Prato
L'editore Pentalinea ha ripubblicato recentemente uno studio sulle gore e i mulini di Prato, uscito nel 1993 e scritto da Giuliano Guarducci e Roberto Melani. Il volume è ben documentato, ricco di fotografie, disegni, carte; inoltre è corredato da un'ampia introduzione di carattere storico che racconta la storia affascinante dell'origine di Prato e della sua collocazione tra Pistoia e Firenze, con i tratti originali e caratteristici che ne fanno ancora oggi una realtà economica e sociale di grande interesse, molto studiata in Italia e all'estero.
Nel 998 d.C. un diploma dell'imperatore Ottone III descrive la diocesi di Pistoia e individua, nella piana pratese, sei pievi che le appartengono: "plebes de Tobiano, da S. Paulo, de S. Iusto, de Lecore, de Burgo, de S. Ipolito". Il nucleo originario della futura città laniera era rappresentato dal Borgo al Cornio, che richiederà ben presto una propria autonomia, dalla quale si arriverà alla costituzione del libero comune di Prato.
La natura del territorio, in particolare nella piana, è paludosa, perché non esiste un sistema di fossi che assorba le acque piovane, spesso i torrenti naturali che si formano con l'acqua di scolo delle colline sfociano nelle zone più basse, dando vita ad acquitrini impraticabili per la coltivazione e, tanto meno, per l'insediamento abitativo. Con l'aumento della popolazione, che si verifica nei secoli successivi al X, si fa strada la necessità di recuperare più terreno possibile, liberandolo dall'acqua. E' così che iniziano una serie di opere di bonifica, a partire dal Comune di Pistoia, che modifica il corso dell'Ombrone e costruisce collettori dell'acqua delle colline che scaricano verso il territorio di Prato, aumentando la massa d'acqua che si riversa nella piana pratese.Il Comune di Prato decide allora una serie di lavori che durano alcuni secoli (dall'XI al XIV), ma che danno un assetto interessante a tutta la piana; in generale si può parlare di due particolari tipi di intervento: "strutture modificate" e "strutture create". Si lavora particolarmente sul torrente Bardena e sul torrente Vella, dando luogo a vari tentativi che coinvolgono il torrente Bagnone e trovando poi la soluzione nel Fosso di Iolo, come prolungamento verso l'Ombrone e come collettore dell'acqua della piana. Il risultato è soddisfacente e permette di conquistare molti ettari di terreno per la coltivazione. Tuttavia, gli interventi non si limitano alla bonifica del territorio attraverso la regimazione delle acque, ma si progetta una serie di canali artificiali che portino l'acqua del fiume Bisenzio, catturata con un'apposita presa (Cavalciotto), nel luogo in cui il fiume stesso sbocca nella piana, attraverso tutta la campagna a Sud, col duplice scopo di irrigare le colture e di fornire energia ai mulini. Il sistema è molto articolato, prevede a destra del Bisenzio 53 chilometri di gore: dal Cavalciotto si parte un canale principale, detto Gorone, che giunge fino alle porte della città, in un luogo detto Crocchia (nei pressi del vecchio Fabbricone): da qui si dipartono quattro gore: di San Giusto, di Gello, Angiolini e Chiti. Tutte attraversano la città murata, tranne la gora di San Giusto, che la lambisce a Ovest e termina dopo oltre otto chilometri di percorso nel fosso Filimortola: le sue acque muoveranno fino a un massimo di otto mulini e alimenteranno le risaie delle Cascine di Poggio a Caiano.Le gore Chiti e Angiolini hanno un percorso di poche decine di metri, alimentano un mulino e una gualchiera e confluiscono, più o meno dove attualmente c'è via Protche, in un'altra gora chiamata Mattonata, da cui ha origine la gora di Grignano, che attraversa la città parallelamente all'attuale via Magnolfi e ne esce a Porta Santa Trinita, proseguendo per Grignano e Cafaggio e entrando nelle Cascine di Poggio a Caiano, per confluire nell'Ombrone, dopo oltre undici chilometri di percorso, in cui ha alimentato nei secoli dieci impianti, di cui tre entro la città. La gora di Gello attraversa la città murata ad Ovest, prosegue per i territori di Gello e San Giusto, entra nelle Cascine e confluisce nella gora di Grignano, dopo un percorso di oltre sette chilometri: ha alimentato sette mulini e irrigato molti orti e giardini.
Dal citato partitore della gora Mattonata ha origine anche la gora di San Giorgio, che dopo un breve percorso nella città murata, di divide, in zona Porta Fiorentina, nelle gore di Mezzana e del Castagno. L'una percorre un lungo tratto parallela al Bisenzio e entra nell'Ombrone a Sant'Angelo a Lecore dopo un percorso di oltre dodici chilometri, dopo aver alimentato cinque mulini; l'altra ha un percorso lungo oltre nove chilometri, attraversa Paperino e Castelnuovo prima di confluire nell'Ombrone.
Complessivamente, le gore del Cavalciotto a destra del Bisenzio hanno alimentato quarantasei impianti, spesso lo stesso impianto alimentava il mulino e la gualchiera, posti in locali diversi e adiacenti. La rete delle gore ha potuto resistere tanti secoli prima di decadere, sia per la mancanza di alternative, sia per una regolamentazione molto puntuale e molto severa, che imponeva regole di comportamento ai mugnai e agli altri imprenditori, regole che riguardavano la pulizia delle gore e il filtraggio dell'acqua per evitarne la contaminazione. Era inoltre prescrittodi prosciugare le gore in determinati periodi dell'anno per eseguire i lavori di manutenzione che erano ripartiti tra tutti coloro che facevano uso dell'acqua.
* presidente
dell’associazione
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