Il Tirreno

Prato

«Passi avanti nel processo di integrazione degli stranieri»

«Passi avanti nel processo di integrazione degli stranieri»

L’intervista di Malia Zheng all’assessore all’Immigrazione del Comune di Prato Giorgio Silli

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PRATO. Ecco un estratto dell’intervista all’assessore all’Immigrazione Giorgio Silli pubblicata sull’edizione del Tirreno in edicola oggi.

«Bisogna evitare altri arrivi di stranieri. In questo momento, l'Italia non è in grado di accogliere nessun altro». Anche se sembra impossibile da applicare, la ricetta dell'assessore all'immigrazione Giorgio Silli è questa. Anche perché, questo è il suo timore, c’è il rischio che anche a Prato e in generale in Italia si ripetano fenomeni come quelli delle banlieu parigine, con la rivolta della generazione dei figli di immigrati.

Assessore Silli, che cos’è cambiato dall'inizio del suo mandato?

«Il mondo non è più uguale a prima e non è più uguale neanche la nostra città, anche se io sono molto fermo su quelle che sono le mie idee politiche, sono convinto, oggi ancora più di quattro anni fa, che si può arrivare ad una soluzione condivisa, che si può tranquillamente convivere. Si può tranquillamente guardare al futuro in una società come la nostra che ha già molti stranieri, pensando di costruire una società migliore per il futuro e cercando di far integrare gradualmente - perché ci vorranno anni forse decenni - tutte le varie comunità, anche quella cinese».

Ci sono stati passi in avanti in questi anni dal punto di vista dell’integrazione?

«Ci sono stati degli enormi progressi : quattro o cinque anni fa tanti pratesi non volevano assolutamente sentir parlare degli stranieri. Oggi sicuramente la percezione è cambiata. Grazie anche agli investimenti fatti da tutti i livelli istituzionali e nella scuola, grazie ai corsi di lingua, ai corsi di formazione, siamo arrivati a una maggiore diffusione della conoscenza della lingua. Io ripeto sempre che l'immigrazione è un fenomeno e non un problema. Diventa un problema quando non lo si gestisce e devo dire che a Prato stava diventando un grande problema. La soluzione ci può essere, non certo in un giorno o due, ma nel lunghissimo periodo. Abbiamo la grandissima responsabilità, tutti insieme, comunità immigrante e istituzioni, di creare una società migliore per il futuro. Se sbagliamo oggi, le conseguenze si pagheranno tra venti anni».

Quali progetti ha in programma per realizzare questo obiettivo?

«L'immigrazione va gestita in tre modi: da una parte bisogna evitare altri arrivi. In questo momento storico c'è una grande crisi. L'Italia non è più in grado di accogliere nessun altro straniero. Dall'altra parte dobbiamo trovare il modo di gestire i clandestini: o si fanno emergere in qualche modo o vanno espulsi e fatti rimpatriare. L'Italia ha accordi con tantissimi paesi, i quali riprendono indietro chi immigra clandestinamente in Italia, la Cina no. Chi è sul territorio e vuole vivere nel nostro paese, magari sognando una vita migliore per i prossimi anni, rispettando le leggi, pagando le tasse dev'essere accolto. Noi dobbiamo essere pronti a fare di tutto perché queste persone si integrino».

Lo sportello ascolto e mediazione ha ottenuto dei successi?

«Sì, devo dire molti successi. È un servizio gratuito che i cittadini di ogni nazionalità possono usufruire, inoltre ha dei mediatori che spiegano nella lingua di origine a queste persone che magari non devono comportarsi in un certo modo perché i costumi italiani chiaramente non lo permettono. Un esempio, quando in un piccolo condominio magari c'è una famiglia che proviene da un paese dove la cucina caratteristica prevede di friggere continuamente chiaramente nel condominio c'è un cattivo odore. È ovvio, non c'è una legge che vieta di friggere il cibo, ma semplicemente si può parlare con queste persone, riuscendo a risolvere il problema con le buone, piuttosto che ricorrere all'amministratore di condominio o alla polizia municipale. In questo caso del fritto, gli è stato spiegato che devono cucinare in certi orari del giorno anziché in altre ore, in modo da non disturbare gli altri condomini».

Malia Zheng

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