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Prato

Nuova luce alla Madonna dei Papalini

Nuova luce alla Madonna dei Papalini

Il presidente di Borgo al Cornio promette che il restauro della cappella nel monastero di San Vincenzo finirà entro agosto

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PRATO. Come da programma, i lavori di restauro alla cappella della Madonna dei Papalini, nel monastero di San Vincenzo, saranno terminati entro il mese di agosto. A un anno esatto dall’apertura del cantiere, anzi un po’ meno, dato che per una serie di oneri burocratici da sbrigare, i lavori sono ufficialmente iniziati a ottobre 2012 anziché in agosto come era stato inizialmente stabilito.

La conferma arriva direttamente da Daniele Piacenti, presidente del gruppo dei restauratori Borgo al Cornio che stanno lavorando a pieno ritmo per riportare al suo antico splendore uno dei capolavori del patrimonio artistico della città.

«Il restauro sarà concluso entro i termini stabiliti perché non è possibile rimandare ulteriormente la fine dei lavori - spiega Piacenti - L’operazione, infatti, fa parte di un progetto più ampio che si articola in due anni e che prevede come prima tappa proprio il restauro della cappella». L’iniziativa, che vede insieme l’associazione pratese Amici dei Musei, Confartigianato Imprese Prato e il gruppo Restauratori Borgo al Cornio, intende commemorare i dolorosi fatti del “Sacco di Prato” e in particolare il cosiddetto “miracolo della Madonna dei Papalini”, (scultura in terracotta dipinta conservata nel convento di San Vincenzo) che secondo la tradizione salvò il monastero dalla devastazione delle milizie spagnole che misero a ferro e fuoco la città nel 1512. Piacenti assicura che manterrà gli impegni. «I lavori sono a buon punto - dice - nonostante le problematiche che abbiamo riscontrato». «La situazione è più complessa di quanto ci aspettavamo - aggiunge il presidente del gruppo dei restauratori - Voglio dire che lo stato di conservazione della cappella appariva meno grave di quello che poi si è rivelato». Sono sei in tutto le ditte che, nelle rispettive specializzazioni, stanno lavorando al progetto intitolato “Speranza per una rinascita”.

«Ci siamo già imbattuti e confrontati con tutti i tipi di superfici - aggiunge Piacenti - dipinti, affreschi, legni decorati, sculture e mobili; e tutto questo richiede molto lavoro». Intanto, a proposito di imprese di restauro, da febbraio di quest’anno è entrata in vigore la legge che disciplina la figura professionale di restauratore e collaboratore di beni culturali. La norma, andando a modificare l’articolo 182 del codice dei Beni culturali, stabilisce, di fatto, che per operare sulla conservazione dei beni del patrimonio artistico del paese occorre aver conseguito al qualifica professionale di restauratore di beni culturali presso appositi istituti o scuole di alta formazione. «Sono d’accordo che sia stata fatta chiarezza in merito alla disciplina di questo mestiere - spiega Piacenti - E’ giusto che il patrimonio culturale, che nel nostro paese rappresenta un vero fiore all’occhiello, venga tutelato nel migliore dei modi».

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