Sicurezza
«Tra me e questa città è stato subito amore a prima vista»
L’allenatore biancazzurro vive qui da 30 anni. Ha incontrato Federica, diventata sua moglie e ha stretto forti legami con la gente, avendo a cuore soprattutto chi è stato meno fortunato
PRATO. Ha un sapore molto toscano l’incontro con Vincenzo Esposito anche se lui viene dalla terra sabauda. Principalmente perché viene fatta in mezzo ai crostini e agli affettati della Gastronomia Tempestini in via Ciliani. Marco lo zio e Simone il nipote ci offrono subito formaggio e vino e Ciccio inizia ricordandosi subito i primi giorni a Prato.
«Era il 1982 avevo 19 anni ed era un periodo pieno di felicità – dice Esposito – venivo a Prato da una grande metropoli come Torino e la città era entusiasta delle vittorie del Mundial con i gol di Paolo Rossi acclamato da tutti. Ero abituato a periferie e a grandi distanze ho dovuto cambiare ed entrare nella provincialità dove tutti si conoscono e fatto molto positivo con molta più cordialità rispetto al Nord».
Prato trampolino di lancio. « Ero capitano della Primavera del Torino ed ero ambizioso, ricominciare dalla C2 anche se c’era voglia di salire con un presidente giovane e ambizioso, non è stato facile poi ce l’ho fatta a scalare quattro categorie e soprattutto Prato è diventata la mia casa».
La Fiat a Torino e il tessile a Prato. « Torino ha orari ciclici e bloccati invece qui per 24 ore al giorno c’era il rumore del telaio e tutto si muoveva intorno a questo. La città viveva un momento positivo e anche l’ambiente del calcio era vivo e con tanti spettatori. Mi ricordo sempre lo stadio stracolmo di appassionati».
I luoghi che ami di più? «Senz’altro via Pugliesi mi ricordo c’era una botteghina con una signora anziana che ci faceva dei panini casalinghi che erano la fine del mondo poi via del Corso e via Garibaldi. Un altro luogo che frequentavamo tanto era piazza San Domenico. Andavamo Da Livio a mangiare e poi in Piazza del Comune».
La sera. «Ero giovane e i posti che frequentavamo erano il Bar Martino e si andava al Pacha – continua Esposito - ma i ritrovi con i ragazzi erano in Piazza del Duomo». E un settembre del 1985 hai conosciuto una bella pratese...
«Parlavamo di cosa avevamo fatto durante l’estate come fanno i giovani e ho incontrato Federica che poi è diventata mia moglie nell’ ottobre del 1986 e poco dopo a Roma quando giocavo nella Lazio è nato Niccolò e a Cesena (nel 1991) Marta».
Che cosa hai scoperto della Prato nascosta? «Mia moglie è un’appassionata di teatro e ho potuto ammirare le migliori compagnie al Metastasio – continua Esposito – io che sono un cineasta andavo a vedere il lunedì pomeriggio all’Excelsior il film di turno. Poi ho cercato di vedere la città nei suoi risvolti più culturali grazie alle opere di Filippo Lippi e ai luoghi storici. Poi mi piacciono molto i borghi medievali come Carmignano e Artimino».
Come sono i pratesi? «I pratesi amano la propria città ma non sono bravi a dimostrarlo. Io ho fatto due pause lunghe lontano da Prato ma ho instaurato dei rapporti personali profondi. C'è stata subito stima e compatibilità tra me e la città. C’è carattere, condivisione, senso del lavoro e rispetto senza invadere la sfera altrui e il pratese è estroverso ma allo stesso modo riservato».
Di che osa ha bisogno la città in questo momento? «Di cambiamento . Il mondo si è modificato e si muta continuamente e sempre più velocemente così Prato è in continuo movimento e credo che ora c’è bisogno di una figura nuova. Un Papa come Francesco venti anni fa era impossibile immaginarlo. Solo con il rinnovamento la città può trovare una strada politica che dia un segnale forte di discontinuità rispetto al passato. C’è bisogno di serietà, progettualità realizzabili. Le persone di tutti i ceti hanno bisogno di riferimenti forti e non li riescono a trovare».
Prato ha tanti modelli importanti. « E’ vero la città ha prodotto tanti personaggi che hanno rappresentato in vari settori modelli da seguire ( Benigni ne è l’esempio più evidente) ma la città ha bisogno di qualcosa di più profondo e che viva la quotidianità di tutti i giorni. Mi piacerebbe vedere Prato rappresentata di più. Personaggi che sappiano simboleggiare questo cambiamento e senza escludere che il vero cambiamento deve partire da noi stessi. Per questo penso che la crisi deve servire a stimolare la visione dentro di noi. Il Papa sta dando indicazioni forti e io non sono uomo di Chiesa».
Sei uno che vivi la città anche nel sociale. «La nostra attività non può vivere chiusa dentro una campana di vetro ma può dare una possibilità a chi è in difficoltà – continua Ciccio Esposito – per chi vive una passione noi rappresentiamo un riferimento e possiamo dare due ore di svago la domenica. Così succede con i ragazzi della Polisportiva Aurora».
I tuoi figli vivono le difficoltà di tanti giovani. «Ai ragazzi non voglio dare un segnale di criticità o pessimismo. I giovani hanno un grande potenziale, hanno freschezza e devono cercare di vivere in pieno la vita con gioia. E’ inutile che giochino a fare i grandi. Non bisogna incupirli solo lasciarli liberi».
Prato e la Toscana per te cosa sono? « Io amo la Toscana ritengo che sia la regione più bella d’Italia – continua Esposito - c’è auto ironia, ci si prende poco sul serio, Prato non è esclusa da questo aspetto. Mi ricordo sempre l’approccio iniziale quando sono arrivato a Prato e l’oste si rivolgeva così: “Andiamo gli è i tocco andiamo a desinare” io mi giravo e gli chiedevo ma che è successo! ».
La cosa buffa? «Quando sono fuori mi dicono che sono toscano e per lo più di Prato quando invece sono a Prato mi dicono che sono di fuori. E’ veramente strana l’Italia».
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