Il Tirreno

Prato

Sanità, anche i ricchi vanno all’Asl

di Carlo Bartoli
Sanità, anche i ricchi vanno all’Asl

Sono i ceti più abbienti che, in proporzione, si avvalgono di più dei servizi del pubblico. Poco diffuso l’uso dell’Isee

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PRATO. Anche i ricchi si ammalano. Anzi, si potrebbe dire che soprattutto i ricchi si ammalano. E si rivolgono alle strutture pubbliche.

Esaminando i dati forniti dall’Asl sulle esenzioni e sulle fasce di reddito di chi ha usufruito di una serie di prestazioni diagnostiche rilevanti (Pet, Tac, Risonanza, mammografia, Ecolocolordoppler, elettrocardiogramma da sforzo) e confrontandole con le fasce di reddito registrate nel 2010 (ultimo anno disponibile) dal ministero delle Finanze, emerge che ad usufruire di più, in proporzione, della sanità pubblica sono i cittadini con redditi più alti.

I più facoltosi vanno all’Asl.Prendendo l’insieme degli esami che abbiamo preso a campione, emerge infatti che il 2,9 per cento dei cittadini pratesi (ossia coloro che dichiarano un reddito superiore a 70mila euro), usufruisce complessivamente del 6,4% delle prestazioni. Ancora più forte è l’incidenza, in proporzione, della classe di reddito compresa tra 36mila e 70mila euro. Secondo le statistiche del ministero (http://www.finanze.gov.it), i pratesi che rientrano in questa fascia di reddito rappresentano l’11 per cento di chi presenta una denuncia dei redditi. Ma in compenso usufruiscono del 27,7% delle prestazioni.

I meno abbienti. Chi invece sta sotto la fascia dei 36mila euro (l’86% della popolazione) usufruisce del 61,8 per cento dei servizi. Ovviamente, un’analisi di dettaglio effettuata solo su sei tipologie di esame non descrive in maniera attendibile i comportamenti degli utenti dell’Asl 4, ma resta il fatto che le analisi che abbiamo scelto a campione sono tra le più costose. Dai dati emerge anche un’altra constatazione: che la temuta fuga dalle Asl ad opera delle fasce di cittadini a reddito più alto (e quindi maggiormente penalizzata dall’entrata in vigore dei nuovi ticket) non c’è stata.

I non registrati. Una fetta di utenti sfugge, per i motivi più vari, alle catalogazioni dell’Asl. La cosa curiosa è che questa percentuale è assai incostante. Se per le mammografie o le risonanze magnetiche i non censiti sono una percentuale inferiore all’uno per cento, per la tomografia a emissione di positroni sono quasi il nove per cento.

Irpef o Isee? Meglio utilizzare il reddito Irpef o quello Isee per determinare la fascia di reddito e di conseguenza pagare il ticket? Il dilemma non è arduo, dato che hanno convenienza a utilizzare il calcolo Isee tutte le famiglie con più di due componenti, quelle che hanno un mutuo o un affitto da pagare. Ma se andiamo a vedere il nostro campione emerge che invece gli utenti che utilizzano l’Isee sono una sparuta minoranza. Si tratta di una percentuale che mediamente supera a stento il tre per cento. Certamente, un deterrente che ostacola una maggiore diffusione è costituito dalla scarsa conoscenza delle norme e dal desiderio di non perdere tempo per recarsi ad un Caf e farsi fare (gratuitamente) il conteggio dell’Isee che, conviene ricordarlo, vale un anno intero.

Gli esenti. Come si può vedere nella tabella qui sotto, la percentuale di chi ricorre agli esami in regime di esenzione è molto variabile, ma in media solo un assistito ogni tre paga il ticket. Su 251.446 utenti, gli esenti per patologia o invalidità sono 55.048, quelli esenti per reddito 42.101, quelli per disoccupazione, cassa integrazione o mobilità 5.191.

Il ticket aggiuntivo è proporzionato al reddito familiare o in alternativa all'indicatore Isee sulla base di 4 fasce di reddito (sotto 36.151,98 euro, tra questa cifra e 70mila; tra 70 e 100mila e sopra i 100mila euro).

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