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Terracciano: «Non sono un collaboratore»

Terracciano: «Non sono un collaboratore»

PRATO. «Io non sono affatto un collaboratore. Per me la parola collaboratore descrive una persona che cerca di non pagare i suoi errori facendoli pagare agli altri, mentre io nella mia vita gli...

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PRATO. «Io non sono affatto un collaboratore. Per me la parola collaboratore descrive una persona che cerca di non pagare i suoi errori facendoli pagare agli altri, mentre io nella mia vita gli errori che ho fatto li ho sempre pagati in prima persona». Giacomo Terracciano, 62 anni, ha letto quello che abbiamo scritto a proposito della decisione del Tribunale di respingere la richiesta di sorveglianza speciale avanzata nei suoi confronti e di confermare gran parte dei sequestri di beni proposti dal procuratore capo di Firenze Giuseppe Quattrocchi. E vuole mettere qualche puntino sulle i, confutando quello che scrivono i giudici, e cioè che dopo il suo arresto nel giugno del 2009 per associazione a delinquere di stampo mafioso avrebbe collaborato coi magistrati mettendo in mezzo altre persone. «Piuttosto che accusare falsamente o malamente altra povera gente - spiega Terracciano nello studio del suo difensore, Manuele Ciappi - ho preferito pagare anche per colpe che non erano mie». Nello specifico, Terracciano ammette di aver fatto il nome di Paolo Mancin, «ma solo per difendermi da false accuse che lui aveva fatto nei miei confronti». E nega di aver fatto dichiarazioni che in qualche modo possano aver danneggiato il figlio Francesco, come invece scrivevano i giudici del Tribunale: «Lui non c’entra nulla». Inoltre ribadisce di essersi proclamato innocente per quanto riguarda le accuse di associazione a delinquere, sfruttamento della prostituzione e usura. Ammette soltanto il coinvolgimento in attività di gioco d’azzardo, insieme a Francesco Lo Ioco (che anche lui ha ammesso gli stessi fatti quando è stato interrogato).Insomma, chiarisce l’avvocato Ciappi, Francesco Lo Ioco, indagato insieme a Terracciano nell’inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia, non è stato accusato da Terracciano, ma come già fatto dal sessantaduenne originario di Pollena Trocchia, ha ammesso il coinvolgimento in attività di scommesse clandestine, che sono briciole rispetto al resto delle accuse.«Io sono un uomo all’antica - chiosa Terracciano - Non mi sono mai riconosciuto in questo mondo». E soprattutto lui, che nel 2009 non volle uscire dal carcere finché non fossero stati libero gli altri indagati, non vuole passare per un “infame”. (p.n.)

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