Il dolore
La crisi mette in ginocchio le cooperative sociali
Le famiglie risparmiano su tutto: dai nidi all’assistenza per gli anziani E così il ricorso alla cassa integrazione diventa sempre più frequente
PRATO. Strutture piccole, tanta offerta e poca domanda. Asilo nido, quanto mi costi. A lamentarlo stavolta non sono le mamme pratesi ma le cooperative sociali che gestiscono i servizi per la prima infanzia, nella galassia di 35 nidi privati accreditati e convenzionati con il Comune. All’indomani della protesta in piazza contro il piano comunale delle esternalizzazioni su nidi e materne, “Il Tirreno” ha fatto un viaggio nel mondo del terzo settore: una rete di welfare che scricchiola sotto i colpi di una crisi che, nel mondo della cooperazione, forse fa meno rumore ma “morde” il sociale e i suoi addetti. Se da una parte sempre più famiglie a corto di liquidità tagliano sul nido per i più piccoli e sull’assistenza agli anziani, dall’altra la situazione è talmente critica che vede le cooperative abbracciare gli ammortizzatori sociali: da settembre scorso la cooperativa Alice, una delle più storiche a Prato che dà lavoro a quasi 200 dipendenti quasi tutti a tempo indeterminato (di cui una ventina impiegati nei servizi all’infanzia), ha attivato uno strumento insolito per il comparto come la cassa integrazione in deroga (a rotazione), rinnovata pochi giorni fa fino a luglio. «L’ammortizzatore sociale è una boccata d’ossigeno anche perché, dopo che a settembre abbiamo deciso di cedere l’asilo “Baco Gigi” di Galciana a un’altra società, ci siamo ritrovati con una parte del nostro personale in esubero», spiega la presidente di “Alice” Gianna Mura. Potrebbero avere giorni contati altri nidi accreditati e convenzionati attraverso il sistema dei crediti d’accesso (l’amministrazione eroga crediti per il 70% dei posti disponibili nelle strutture), sempre gestiti dalla coop “Alice” (in tutto quattro tra Prato e provincia).
Il “Piccolo Naviglio” a San Giorgio a Colonica non se la passa tanto bene: la capienza è di venti ma quest’anno i bambini iscritti sono 14. Così la cooperativa ci rimette perché rimangono sei posti vacanti, a fronte di costi fissi di gestione e personale: se il Comune garantisce una copertura di crediti al 70%, per i posti rimanenti si applicano le tariffe di un normale nido privato che tante famiglie non possono permettersi. I nidi più piccoli, insomma, non sembrano essere un affare di questi tempi.
«Per il “Piccolo Naviglio” – prosegue Mura - siamo in trattativa con un’altra cooperativa: se ne sta parlando con il Comune. Nonostante gli sforzi congiunti con l’amministrazione, ovvero quello di far passare il messaggio che il nido non fosse uno mero servizio di sostegno alle famiglie, ma uno strumento educativo, ultimamente abbiamo molte difficoltà a coprire i posti disponibili». Se soffre un “gigante” come la coop “Alice”, figuriamoci piccole realtà come la cooperativa “Luce” il cui nome si lega agli asili “Il giardino delle farfalle” a Iolo e “Il gatto parlante” ad Agliana: quattro dipendenti per i quali è scattata poche settimane fa la cig in deroga. «Non solo vediamo una diminuzione delle iscrizioni ma di veri e propri contatti – fa sapere la presidente Anna Maria Caputo -. Gennaio era il periodo in cui le mamme prendevano informazioni per l’anno scolastico successivo. Ora sono sempre meno». La differenza balza all’occhio: nel nido di Iolo la capienza è di 24 bimbi, quest’anno se ne sono iscritti 11 e nel 2011/2012 erano 18». Prova a stare a galla la cooperativa “Alambicchi”, specializzata in servizi educativi (un nido a Prato e due a Poggio). E ci riesce perché finora non ha mai chiesto un’ora di cassa integrazione per i suoi 35 dipendenti. «Abbiamo nidi con una capienza più ampia e, con le agevolazioni che il Comune eroga alle famiglie attraverso i crediti, riusciamo a rientrare nelle spese», racconta la presidente Liliana Lapi. «Fino al 2014 - continua - il Comune garantisce una copertura al 70% dei crediti negli asili: se questa soglia s’abbasserà ulteriormente per le nostre realtà sarà un vero guaio».
Dai bambini agli anziani passando per i disabili, annaspa anche l’assistenza domiciliare, cavallo di battaglia di realtà come la cooperativa “Estate”. «Negli ultimi due anni il servizio ha subito un calo del 20%: calano gli stipendi, diminuiscono le risorse e le famiglie s’arrangiano come possono», spiega la presidente Lara Toccafondi. Nel 2012 anche questa cooperativa, che ha festeggiato il trentesimo anniversario, ha dovuto fare ricorso alla cig in deroga per i suoi 180 dipendenti, tutti a tempo indeterminato. Un altro problema accusato, infine, è quello dei ritardi nei pagamenti da parte degli enti locali e l’Asl.
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