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Prato

Terracciano, sequestri confermati

Terracciano, sequestri confermati

Per i giudici non è pericoloso, ma il suo reddito non giustifica il patrimonio

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PRATO. Pur avendo fatto parte della camorra, oggi Giacomo Terracciano non è socialmente pericoloso, ma possiede un patrimonio incompatibile con i redditi dichiarati, che sono pari a zero. E’ questa la premessa al provvedimento col quale il Tribunale, presieduto da Ettore Nicotra, ha respinto la richiesta di sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per cinque anni a carico di Terracciano, difeso da Manuele Ciappi e Tiziano Veltri, ma ha confermato in gran parte i sequestri di case, terreni e conti correnti intestati all’indagato o a suoi prestanome, tra cui Paolo Bartolini, difeso da Costanza Malerba e Federico Febbo.

Il decreto del Tribunale è stato emesso lo scorso 20 marzo e ha un sapore dolce amaro per quello che è considerato il capo dell’omonimo clan con interessi illeciti nei settori della prostituzione, dell’usura e delle scommesse clandestine.

I giudici scrivono che risulta provata, anche se solo a livello indiziario, l’appartenenza di Terracciano alla camorra. Per la condanna definitiva ricevuta negli anni Ottanta, quando veniva indicato come affiliato alla Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo, ma soprattutto per le sue attività in Toscana, insieme al fratello Carlo, dal 2003 al 2009, quando secondo i giudici la sua sola presenza nell’ufficio di un commercialista «imponeva agli altri soci l’accettazione di condizioni negoziali assolutamente svantaggiose». E quando era in grado di chiedere ai suoi «sodali» il pagamento sull’unghia di 50.000 euro.

Ma, aggiungono i giudici, dal 2009 Terracciano pare aver cambiato registro. Dopo essere finito in carcere, il 10 giugno di quattro anni fa, ha cominciato a collaborare, aiutando i magistrati ad attribuire responsabilità penali ai suoi presunti complici, tra cui Paolo Mancini, Francesco Lo Ioco e perfino il figlio Francesco Terracciano. Anche per questo ha ottenuto dapprima gli arresti domiciliari e poi la scarcerazione. Ma un conto è la pericolosità sociale, altra cosa il patrimonio, che secondo i giudici è del tutto sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. Il conto è facile: semplicemente Giacomo Terracciano «non ha dichiarato alcun reddito dal 1994 a oggi», ma solo per fare un esempio, nel 2002 sul suo conto sono transitati 226.000 euro. E dunque è confermato il sequestro chiesto dal sostituto procuratore Quattrocchi di case, quote societarie e conti correnti per milioni di euro. Passato il giudizio di appello e l’eventuale Cassazione, i beni potrebbero essere confiscati. (p.n.)

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