Il Tirreno

Prato

Baciacavallo, parte una nuova indagine

di Cristina Orsini
Baciacavallo, parte una nuova indagine

Il sindaco ordina accertamenti epidemiologici, si partirà dai dipendenti: «Ma di emergenze non ne esistono»

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PRATO. «C’è troppa confusione. Basta che esca fuori un pollo qualunque per creare un forte allarme sociale del tutto ingiustificato». Per questo il sindaco Roberto Cenni, dopo un summit, l’altro giorno in Comune con Arpat, Gida e Asl convocato per capire di più sull’allarme “polli alla diossina” lanciato dai comitati, ha chiesto una nuova indagine epidemiologica sul territorio comunale. «Non certo perchè esistano emergenze - ha precisato - ma per avere una conoscenza approfondita della situazione del territorio da utilizzare anche sul fronte della programmazione degli interventi futuri». Delega in bianco dunque ad Arpat e Asl che per l’indagine si rivolgeranno, come già accaduto, all’Istituto per lo studio della prevenzione tumori (Ipso) del Servizio sanitario toscano. «Partiremo - spiega il direttore sanitario della Asl Francesco Bellomo - da una nuova tornata di controlli alla sessantina di dipendenti dell’impianto del Calice poi procederemo con le analisi georeferenziali dei dati raccolti sul territorio».

Il punto sul quale Cenni assieme al vicesindaco Goffredo Borchi non sono disponibili a transigere riguarda l’esclusione di qualsiasi tipo di allerta, proprio sulla base dei dati forniti negli anni da Arpat. «Le rilevazioni sui microinquinanti (diossine e idrocarburi policiclici ndr) nei fumi in uscita da Banciacavallo compiute nell’arco di almeno un quinquennio (fino al 2011ndr) - affermano Cenni e il direttore dell’agenzia Luciano Giovannelli- non solo dimostrano che queste sostanze sono rimaste costantemente dentro i limiti di legge ma che mediamente sono risultate di cento volte inferiori al consentito». «Ciò non toglie - prosegue - che da parte nostra non manchi la volontà di approfondire ulteriormente il bagaglio di conoscenze». In primis sui dati diffusi dai Comitati cittadini della Piana e dalla Vas onlus (Verdi, ambiente e società) con la richiesta di chiusura immediata dell’impianto: le analisi su due polli e un’anatra hanno riscontrato livelli di diossina molto superiori al livello di guardia. Il Comune ha chiesto la documentazione ai comitati: «Perchè abbiamo necessità di capire la metodologia ma per il momento - spiega Cenni - la risposta è stata negativa». In un contatto telefonico i comitati hanno rilanciato chiedendo l’avvio di un tavolo comune, richiesta spedita al mittente ma ventiquattro ore fa il sindaco ha formalizzato lo scambio inviando una lettera nella quale si rinnova la richiesta. «Sarebbe sconsiderato - è il giudizio - un rifiuto a collaborare».

Due le indagini pregresse sul sito del Calice e sull’area limitrofa «i cui risultati però a causa del campione troppo piccolo - spiega Bellomo - non sono stati apprezzabili». La prima è del 1994 ed è stata svolta solo sui 55 dipendenti Gida. «Vennero rilevati cinque casi di mortalità per tumore ma senza che vi fosse alcuna evidenza - è il giudizio di Luigi Ricci, direttore del dipartimeto Asl di Igiene Pubblica - che la causa potesse essere attribuita ai fumi dell’inceneritore. Da allora e fino a oggi - dice - nessuno si è più ammalato di tumore». Uno studio successivo - 1998/2000 - ha preso in considerazione la popolazione insediata in un’area distante fino a tre chilometri da Baciacavallo. «Gli accertamenti riscontrarono il rischio di una possibile maggiore frequenza di tumori - ha proseguito Ricci - ma senza che si potesse individuare una linea discriminante perchè l’indagine venne fatta inviando ai cittadini un questionario ma le risposte furono solo il 30%». Troppo poche, anche in questo caso, e con troppe variabili ambientali: strade trafficate, piloni dell’alta tensione. «Si convenne però - conclude Ricci - che valeva la pena approfondire» ma all’epoca non si face.

Il Comune sta studiando anche la sostituzione del vecchio inceneritore «con un termovalorizzatore a recupero di energia» dice Giovanelli. «Un impianto nuovo - conclude Cenni - darebbe maggiori garanzia anche dal punto di vista della salute. Stiamo analizzando una serie di progetti poi valuteremo quale sarà il migliore». Una richiesta avanzata anche dalla Cgil Funzione pubblica che se da un lato riconosce la «funzione indispensabile di Gida» ne sottolinea le lacune strutturali. Il sindacato chiede che i soci si facciano carico degli interventi mentre chiede ad Asl e Arpat «la massima chiarezza e trasparenza sui controlli anche coinvolgendo - concludono - i comitati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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