Il dolore
2012, anno orribile per l’edilizia
Crestini: «Ma gli artigiani fanno di tutto per tenere vive le aziende»
PRATO. Quello che si è lasciato alle spalle il settore delle costruzioni è stato forse il peggiore degli ultimi anni: il 2012 il comparto ha perso l’1,88 % delle imprese e tenendo conto solo delle imprese artigiane il saldo negativo è di 1,96%. Negativo anche il trend della produzione che nel corso del 2012 ha registrato un calo di oltre il 16% , un crollo tre volte più intenso rispetto alla media europea (-5,6%).I numeri sono stati resi noti da un rapporto Confartigianato sul settore. Numeri — commenta Stefano Crestini, imprenditore edile e dirigente Confartigianato Prato — che non ci colgono di sorpresa, visto che riflettono quella che è la nostra realtà a livello territoriale. Voglio sottolineare un aspetto che, tra tante negatività, rappresenta un segnale positivo: al drammatico calo del monte ore lavorato non corrisponde un’altrettanta caduta verticale del numero degli occupati. Questo ha una sola spiegazione: le aziende, soprattutto quelle artigiane, pur vivendo enormi difficoltà, fanno di tutto per mantenere viva l’azienda. E perdere le risorse umane, con la conseguente perdita del patrimonio di competenze e professionalità costruite in anni di lavoro, rappresenta una resa ai colpi del mercato».
Le imprese edili sono strette in una morsa fatta di scarso credito bancario e di tempi di pagamento sempre più lunghi. A novembre 2012 lo stock di credito erogato alle aziende delle costruzioni era in calo del 7,6% rispetto a novembre 2011. «I problemi sono gli stessi e semmai si sono aggravati — dice Crestini — stiamo parlando della mancanza di liquidità, della difficoltà a riscuotere e di obblighi burocratici sempre più stringenti. La deroga al patto di stabilità sarebbe un fatto che aiuterebbe molto le aziende».
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