Il Tirreno

Prato

«Su Baciacavallo controlli Asl»

di Carlandrea Poli
«Su Baciacavallo controlli Asl»

E’ la richiesta dei comitati per nulla convinti dei risultati Arpat. Pagliai: «Troppi tumori da diossina»

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PRATO. Le rassicurazioni di Arpat non bastano: sull'inceneritore di Baciacavallo si riaccende lo scontro coi comitati. Che contestano frequenza del monitoraggio e modalità.

L'agenzia regionale sabato ha diramato il rapporto ambientale 2012, che certifica un pieno rispetto dei limiti di legge nelle emissioni di diossina dell'impianto di termovalorizzazione dei fanghi. La misurazione è stata eseguita, tecnicamente parlando, nel punto di uscita delle polveri dell'incenerimento, il camino, non riservando sorprese rispetto agli anni passati: dal 2007 ad oggi Baciacavallo è ben al di sotto delle soglie di guardia. Si potrebbe forse parlare di cessato pericolo? Niente affatto. «Mi sembra il minimo che le emissioni siano in regola, altrimenti per legge dopo 4 ore lo sforamento del tetto massimo l'impianto Gida andrebbe fermato» è la replica tagliente di Adriana Pagliai, portavoce del comitato dei Cittadini della Piana.

A non tornare in particolar modo è il tentativo di usare i dati Arpat per ridimensionare gli effetti nocivi su ambiente e salute alimentare degli abitanti del circondario. «Assurdo. L'agenzia controlla le emissioni, ma il dato di per sé dice poco o niente sugli accumuli di diossina nei grassi animali, nei cibi che finiscono sulle nostre tavole e che sono riscontrabili nel latte materno». Si spiega, quindi, per Pagliai l'incomparabilità del rapporto annuo con le recenti verifiche compiute a spese dei comitati su tre campioni (due polli e un'anatra) nell'area di ricaduta dell'inceneritore di fanghi.

Per quanto la replica prenda di mira la bontà del rapporto – i comitati si interrogano ad esempio sull'affidabilità di una verifica compiuta una volta all'anno in un solo istante – non è verso Arpat che Pagliai esercita le sue rimostranze. «Fa il suo mestiere e usa un metodo d'analisi. Perciò tocca ad altri, penso ad Asl fare degli studi accurati per spiegare per quale motivo nell'area circostante ci sia stato un aumento dei tumori e delle malattie respiratorie. Conosco famiglie con parenti deceduti per un cancro ai polmoni, che hanno venduto le loro proprietà e sono andate ad abitare in un'altra parte della città. Di fronte a questi casi evidenti chi impedisce ad Asl di fare delle indagini?».

Dal 2010 i comitati insieme a Medicina Democratica e a Vas hanno messo insieme due indagini (la prima inerente l'inceneritore di Montale, l'altra direttamente connessa a Baciacavallo), che hanno verificato concentrazioni di diossine nei polli fino a 20 volte i limiti consentiti dalla legge. In questo contesto – la loro tesi – è che per Asl dovrebbe scattare l'obbligo di monitorare l'inquinamento e dare una spiegazione sulle cause: c'entra direttamente la depurazione o si può intestare soltanto all'intensità del traffico veicolare? Prima ancora che si possa attivare l'autorità sanitaria, a muoversi è la presidente della circoscrizione Sud, Luisa Peris la quale invita le due associazioni, i comitati e l'assessore all'ambiente a riferire in una seduta del consiglio aperto sul rischio connesso per la salute: «Rappresenta uno dei motivi per cui siamo contrari a spostare in via del Lazzeretto il deposito della Cap, che per il suo carattere di provvisorietà è in deroga alle prescrizioni di Arpat sui bisogni di accesso viario e piantumazione» scrive in una nota, destinata ad ampliare il terreno di scontro fra cittadini, Gida e amministrazione comunale.

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