Gioco
«Sto provando a salvare l’azienda con i miei lavoratori»
L’imprenditore Videtta parla del piano di salvezza di Stefan ma intanto annuncia l’esubero di 160 dipendenti su 320
PRATO. La scelta di presentare il concordato in bianco non è un arrivo. Per il gruppo Stefan è solo un punto di partenza di un lungo percorso di crisi dell’azienda. L’ha proprietà del resto ha già comunicato ai sindacati in un recente incontro i prossimi passi. L’obiettivo sarà arrivare a un’amministrazione straordinaria: una Prodi bis, probabilmente.
Una procedura, coordinata da un commissario nominato dal Ministero, che ha l’obiettivo di salvaguardare i posti di lavoro e non far cessare l’attività produttiva “scaricandone” i debiti e, di fatto, mettendola all’asta grazie a un apposito bando.
Non di rado però, quando si ricorre a questa formula di “salvataggio” i fondatori rimangono a gestire l’azienda con nuovi finanziatori o comunque ne rientrano a far parte insieme ad altri soci.
Giuseppe Videtta, 55 anni, creò Stefan quando di anni ne aveva una trentina. E’ arrivato ad avere quasi 900 dipendenti e ora assiste, quasi senza poter far niente, alla crisi che da qualche mese sta travolgendo i suoi negozi.
«Veder fallire la propria attività è come perdere la famiglia. Ci si sente allo sbando e responsabili per il futuro dei propri dipendenti. Io vedo ogni giorno persone che vanno avanti solo con il salario da 1.000-1.200 euro e che se perderanno il lavoro non sapranno come vivere, come pagare il mutuo. Mi vedono e si raccomandano a me. E’ terribile e il senso di responsabilità che senti nei loro confronti ti schiaccia».
E’ così che Videtta motiva la scelta di ricorrere a un’amministrazione straordinaria. «Devo giocare tutte le carte che ho per far andare avanti l’azienda e non farla fallire e perdere il minor numero possibile di posti di lavoro. E’ ancora presto per parlarne ma stiamo facendo veramente tutto ciò che possiamo».
Intanto però è stata aperta una procedura che prevede 160 esuberi nei 18 negozi rimasti sotto la Stefan su un totale di 320 dipendenti attuali. «Stiamo prendendo tempo perché la situazione è drammatica. Il problema maggiore è il calo dei consumi. Se non arriviamo a un Governo stabile che comincia a lavorare a soluzioni per salvare le aziende chiuderemo tutti, uno per volta. Se i negozi non vendono non c’è speranza. Servono l’aiuto dello Stato e la disponibilità delle banche a finanziare le imprese».
Per Videtta è su questo che il Governo deve concentrarsi. «Ai dipendenti stanno dando la cassa integrazione e la mobilità. Settecento euro al mese: meglio di niente per carità ma non può essere questa la soluzione perché si toglie loro la dignità. E’ necessario che ci sia lavoro per i dipendenti e per gli imprenditori».
E lei cosa farà dopo. «Io spero di rimanere all’interno dell’azienda che ho creato. Ho 55 anni e so fare solo questo. Non ho mai fatto altro ed è tutta la mia ricchezza. Aveva un capitale sociale di 35 milioni di euro, negozi in tutta la Toscana, nel Lazio e in Liguria. Salvarla insieme ai dipendenti è l’unica cosa che adesso mi interessa. Anche se è dura. Accidenti se è dura».
Ilenia Reali
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