Il dolore
Quattro ergastoli per il duplice omicidio
Sono stati condannati gli esecutori della mattanza del 2010 in via Strozzi, ma sono tutti latitanti
PRATO. Carcere a vita per i quattro killer cinesi che il 17 giugno 2010 trasformarono la piazzetta davanti ai portici di via Strozzi in un mattatoio, uccidendo a colpi di machete due giovani connazionali, Chen Minhui e Chen Hao Liang, nell’ambito di una guerra tra bande per il controllo del territorio.
Lo ha deciso giovedì sera la Corte d’Assise di Firenze, presieduta dal giudice Pisano, accogliendo le richieste del pubblico ministero Tommaso Coletta. E dunque ergastolo per Chen De Fu, Cai Qiang, Li Bin e Yang Fen, poco più che ventenni. Una pena severa, ma che di fatto è virtuale, perché nessuno dei quattro è reperibile. Prima che polizia e carabinieri riuscissero a trovare sufficienti elementi di colpevolezza nei loro confronti, avevano pensato bene di far perdere le tracce e ora, dopo questa sentenza, c’è da scommettere che si terranno alla larga dall’Italia e dall’Unione europea. Tra Italia e Cina infatti non esiste un trattato che permetta la cattura e l’estradizione di una persona condannata qui.
Dei quattro imputati, tutti difesi d’ufficio dall’avvocato pratese Paolo Tesi, non si conoscono con certezza nemmeno i nomi. Quelli con cui si sono presentati davanti al giudice sono quelli che hanno dichiarato quando sono stati fermati, ma ognuno di loro ha numerosi alias, e diverse età. Di fatto sono fantasmi.
Ancora più fumosa l’identità di un quinto cinese che non è stato possibile processare perché nessuno sa chi sia. Di lui si conosce solo il soprannome, Alimei, e c’è una foto. Ma sarebbe proprio lui l’uomo del machete, quello che inferse i colpi letali contro i due giovani cinesi in via Strozzi. Anche lui si è eclissato per tempo ed è molto difficile che venga mai rintracciato.
In realtà alcuni dei quattro condannati sono stati fermati dalle forze dell’ordine dopo l’omicidio (uno si era già rifugiato a Venezia) ma ancora non erano indagati per il duplice omicidio e sono stati rilasciati.
Paolo Nencioni
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