Sicurezza
Cuoco accusa la cameriera «Mi ha calunniato»: assolta
Lei disse che lui le aveva messo le mani addosso, ma la querela è stata archiviata Condannati il fidanzato e il padre della giovane che volevano farsi giustizia da soli
PRATO. Il cuoco egiziano non abusò della giovane cameriera italiana, ma lei non lo ha calunniato. Sentenza salomonica quella emessa ieri dal giudice monocratico Signorini su un episodio accaduto nell’aprile del 2009 in un ristorante di Poggio a Caiano.
Sul banco degli imputati c’erano la cameriera, una pratese di 25 anni, il fidanzato, il padre e la madre di lui. La ragazza era accusata di aver falsamente accusato il cuoco egiziano di averle messo le mani addosso la sera del 6 aprile 2009, quando, disse, gli aveva dato un passaggio fino a casa. Era la parola di lei contro quella di lui, e la querela sporta alla stazione dei carabinieri di Poggio è stata nel frattempo archiviata. E’ nato però un procedimento per calunnia nei confronti della cameriera, ma non solo, perché a giudizio sono stati citati anche il fidanzato della giovane, un pratese di 32 anni, e i genitori di lui, accusati tutti e tre di ingiurie e minacce nei confronti dell’egiziano. Due giorni prima che venisse sporta la querela, infatti, secondo le accuse i tre si presentarono al ristorante e minacciarono il cuoco: «Marocchino di merda, vieni qui che ti ammazzo». Il fidanzato avrebbe preso anche un coltello da cucina e lo avrebbe puntato verso l’egiziano.
Probabilmente l’episodio nasceva dal racconto fatto dalla ragazza al fidanzato, che volle farsi giustizia da solo e che per questo è stato condannato a 650 euro di multa, mentre per il padre la multa è stata di 450 euro, oltre a 1.500 euro di risarcimento alla parte civile.
Ma perché la cameriera avrebbe accusato il cuoco di una cosa che non aveva commesso? Quando fu sentito dai carabinieri, l’egiziano provò a dare una sua spiegazione. La ragazza era stata vista mentre rubava le tovaglie, disse, e per questo si è voluta vendicare di me. Sarebbe stata una reazione certamente sproporzionata, ma anche in questo caso non sono stati trovati elementi perché i gestori dell’epoca del locale hanno negato di aver subìto furti di tovaglie.
Dunque è toccato al giudice monocratico Signorini sbrogliare la matassa delle accuse e delle controaccuse. Alla fine ha accolto la tesi del difensore della cameriera, Massimo Taiti, che ha fatto notare come non ci fossero elementi per sostenere l’accusa di calunnia.
Le ingiurie e le minacce, invece, le avevano sentite in più di uno ed è per questo che il fidanzato e il padre di lesi sono stati condannati. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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