Il dolore
La generazione perduta degli insegnanti
Crollano i pensionamenti e arrivano i vincitori del “concorsone” : sempre meno possibilità per i precari “storici”
PRATO. Oggi sono prof precari e domani, probabilmente, diventeranno dei disoccupati senza alcuna possibilità di ottenere un incarico di insegnamento.
Il futuro si fa ancora più nero per tutti quei docenti non di ruolo con o senza abilitazione che, nel prossimo anno scolastico, sperano di ottenere una supplenza nella scuola.
A causa della riforma Fornero, che ha modificato i requisiti per andare in pensione, e del blocco della Quota 96 ben presto si assisterà ad una significativa riduzione dei pensionamenti di quei docenti con contratti a tempo indeterminato impegnati da anni nel mondo della scuola.
Come diretta conseguenza da settembre si verificherà il successivo calo dei posti disponibili per le supplenze e per le immissioni in ruolo dei precari.
A Prato, l’agognato traguardo della pensione si allontana per circa il 60 per cento degli insegnanti di ogni ordine e grado. Il dato, fornito direttamente dall’Ufficio scolastico provinciale, segue la tendenza delle principali città italiane.
«Fino al 2012, mediamente, sono stati un centinaio l’anno i pensionamenti nella nostra città – ha spiegato Sergio Scorza, funzionario vicario dell’Usp – Nel 2013 il dato si ridurrà drasticamente e coloro che potranno cessare il servizio saranno soltanto 41. Si tratta di un vero e proprio crollo dei pensionamenti che, in seguito alla riforma, taglia fuori buona parte di coloro che fino allo scorso anno avrebbero avuto i requisiti. Seguiamo la media nazionale che oscilla su una riduzione dal 40 al 60 per cento dei pensionamenti».
Le cifre, rese note da Orizzonte Scuola.it, uno dei principali siti dedicati all'istruzione, elenca alcune delle situazioni più drammatiche: a Roma, dai 1.900 pensionamenti del 2012, il prossimo anno si passerà a 854; a Napoli, da 1.566 a 766; a Perugia, da 205 a 99. In Toscana si conoscono i valori di Pisa e Massa Carrara: la prima passa da 136 cessazioni a 74, la seconda da 74 a 28.
I numeri dei pensionamenti pratesi sono davvero esigui e interessano gli istituti di ogni ordine e grado: tre posti si libereranno sulla classe di concorso di matematica alle medie, due su italiano alle superiori, due su materie letterarie e latino nei licei, altri due su italiano alle medie, poi gli altri si distribuiscono principalmente sulle scuole primarie.
L’esercito dei precari, collocati nelle graduatorie permanenti, nelle terze fasce e nelle graduatorie di istituto, tenterà di aggiudicarsi uno dei posti lasciati liberi.
Sarà una lotta tra pochi partecipanti, ovvero solo tra coloro che hanno maggiore punteggio e sono collocati ai piani alti delle graduatorie. Gli altri resteranno giorni e mesi ad aspettare una chiamata o una mail da qualche segreteria scolastica.
Alla scarsità dei incarichi di lavoro si aggiunge un’ulteriore beffa per questi insegnanti: essi dovranno presto fare i conti anche con i neo immessi in ruolo che usciranno vincitori dal “concorsone”.
Una nuova flotta di professori e maestri che, superate le tre diverse fasi di esame, si troveranno subito in cattedra a tempo indeterminato e spodesteranno coloro che da anni sudano per raggiungere la supplenza.
«Non dimentichiamoci di tutti quei poveri precari che stanno nelle graduatorie permanenti o in quelle di istituto – ha commentato Scorza – Il prossimo anno si ritroveranno due dati per loro non favorevoli: da una parte la riduzione dei pensionamenti, dall’altra le nuove assunzioni create dal concorso. Per loro ci saranno sempre meno possibilità di lavorare e questa sarà la tendenza anche per il futuro».
Un ridimensionamento, quello provocato dal “combinato disposto” dei mancati pensionamenti e dai nuovi arrivi del “concorsone”, che secondo le previsioni andrà avanti nel tempo e che porterà alla riduzione dei posti disponibili a fronte della schiera di insegnanti precari senza un posto fisso o la garanzia di una supplenza, se pur breve.
Servirebbero più energie e investimenti nella scuola, invece si assiste ad una costante riduzione delle risorse e degli organici.
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