Sicurezza
Gli argini tengono ma non in eterno
Ombrone, servono le casse di Querciola e Ponte a Tigliano Rossi ha firmato il decreto per lo stato di emergenza
PRATO. Avere 150mila euro da impiegare negli interventi di somma urgenza per riparare le ferite più immediate agli argini e non poterli spendere. A 24 ore dalla nuova ondata di piena (che ci si attende ogi pomeriggio di entità assai inferiore a quella di lunedì) l’assessore provinciale all’Ambiente Stefano Arrighini si mangia le mani, quelle mani legate dal patto di stabilità che rischia di bloccare gli interventi di somma urgenza, ma anche le opere più importanti.
Sul fronte dei danni ai privati, invece, è ancora presto per azzardare stime, mentre il presidente Enrico Rossi ha firmato il decreto per dichiarare lo stato di emergenza a livello regionale e chiedere quello nazionale.
La piena di lunedì ha messo a dura prova gli argini, ma si è avuto la riprova di quanto sia indispensabile proseguire nel programma di messa in sicurezza dei bacini dell’Ombrone e del Bisenzio.
L’Ombrone. Hanno dimostrato di essere essenziali l'ampliamento dell'impianto idrovoro e la ricalibratura dell'alveo a Castelletti dal Ponte Rotto (ex area Nobel) a Ponte Castelletti per circa un chilometro. «Per fare un grosso passo in avanti - afferma Arrighini - occorre completare la cassa di espansione di Ponte a Tigliano che consentirà di raccogliere circa 1,6 milioni di metri cubi di acqua». La cassa di POnte a Tigliano non è però l’unico tassello mancante: serve completare la ricalibratura degli argini a valle di Castelletti e la realizzazione della cassa di espansione di Querciola in provincia di Pistoia». Per poter portare a termine i due interventi in territorio pratese servono circa 5 milioni di euro che devono ancora essere finanziati, al conhtrario dell’intervento alla Querciola. Una volta completato il programma, sull’Ombrone avremo la possibilità di poter contare su casse di espansione per quasi 3,5 milioni di metri cubi, circa il doppio della capacità attuale.
Calice. Il primo lotto di lavori, 485 metri di argine fino al Ponte dei Bini compreso il tratto della 'rotta', è stato concluso, così come è stata consolidata l'arginatura sinistra nel tratto da via di Casale e Fatticci e la cassa di espansione di Ponte alle Vanne. C’è da completare il secondo lotto, dal Ponte dei Bini verso monte, i cui lavori (1,5 milioni di euro) dovrebbero partire d'estate.
Ficarello. C’è da completare la sistemazione idraulica dell'intero corso del torrente nei comuni di Prato e Montemurlo. Degli oltre 1,2 milioni di euro previsti per l'intervento l’80% arriveranno dalle risorse Por della Regione, ma i 200mila euro della Provincia di Prato sono disponibili, ma a rischio patto di stabilità. Il progetto prevede il ripristino dell'arginatura e la realizzazione di due casse di espansione, una a monte della via Vecchia Montalese e l'altra a valle della Nuova Montalese. Prevista anche la ricostruzione del manufatto di attraversamento della Vecchia Montalese, la ricalibratura del tratto tra la Vecchia e la Nuova Montalese, la deviazione del tracciato e la risagomatura di un tratto del fosso per consentire la realizzazione degli spazi di accesso per la manutenzione e aumentare la capacità di deflusso.
I fontanazzi. Se ne sono aperti diversi su Bardena, Calice e Calicino, servirà un pronto intervento e la Provincia sta già facendo una perizia, ma ci vorranno dai 100 ai 150 mila euro per risolvere il problema. Lavori da fare in fretta, per evitare guai peggiori.
Bagnolo e Iolo. I due torrenti hanno tenuto: sul Bagnolo sono stati effettuati 11 diversi interventi, mentre sullo Iolo sono stati consolidati circa 280 metri di argini, in tre punti, che erano stati danneggiati dalle esondazioni che si erano verificate tre anni fa.
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