La manifestazione
Mezza città a rischio di inondazione
Una giornata da incubo per decine di famiglie a Casale, Calice, Castelnuovo. Scuole sgomberate a Tavola e Iolo
PRATO. La giornata di paura è iniziata quando era ancora buio per la gente di Casale. I vigili urbani sono andati a suonare ai loro campanelli di prima mattina, avvisandoli che forse sarebbe stato il caso di sistemare le auto in posti più sicuri. Avvertimento a scopo precauzionale. Fuori, la pioggia scrosciante inondava i campi, quanto basta per far tremare i polsi ai residenti di via per Casale e via Casale per Fatticci. Per la signora Rina Brunetti, munita rigorosamente di ombrello e stivali, è trascorsa una nottata in bianco. «I vigili ci hanno consigliato di spostare le auto - fa sapere - Dietro casa si è formata in poche ore una piscina spaventosa».
Era solo l’inizio di una giornata che da queste parti non dimenticheranno presto.
Ore 10.15, lungo via per Casale si moltiplica il viavai di cittadini a piedi che, con una mossa preventiva, portavano al sicuro le loro auto, lontano dai corsi d’acqua. «Per sicurezza ho spostato la macchina a Tobbiana: la casa dei miei genitori sorge proprio davanti all’argine del Fosso di Casale», racconta Massimiliano Mari. Più in là, in via Casale e Fatticci l’erba dei campi, all’altezza del quagliodromo, sono una spugna non più in grado di trattenere l’acqua. Al civico 29, Eleonora e Alessandro stanno affacciati alla finestra del primo piano, mentre pochi metri più avanti il Calicino è esondato. «Qui da noi non sono passati i vigili. Ma dove sposto l’auto, me la metto in casa? Magari - fa notare Eleonora - qualche sacco di sabbia da queste parti farebbe comodo». Alle 9.10 via Casale e Fatticci, all’altezza del Calicino, viene chiusa al transito; poco prima delle 10 il livello del Calice è alto a 4.50 metri (sarà a 4.70 metri alle 11.10): si materializza l’incubo che possa ripetersi l’alluvione del dicembre 2009. Tornando indietro sul ponte alla Tangenziale, s’imbocca via delle Caserane, direzione Iolo, passando per via Castruccio. Strade allagate, il segnale di Sos scatta verso le 13.30 quando tracima il torrente Bardena in via Argine della Bardena e via Guilianti: è a quel punto che viene raccomandato alle famiglie di recarsi ai piani superiori, come da indicazioni della Protezione civile. Allertate con una telefonata le mamme che avevano mandato i loro figli nelle scuole dei paraggi (primaria di via Polla a Iolo, asilo nido di via del Coderino, materna e nido a Tavola, elementari a Castelnuovo): nessun piano di evacuazione ma per scrupolo è stato chiesto loro di portare via i loro bambini. L’Ombrone si alza, fa venire i brividi: poco prima delle 13, è il livello dell’acqua giunto ben oltre i sei metri a far saltare sulla dedia i tecnici della Protezione civile, dalle 5 di mattina riuniti nella sala di via Lazzerini. E’ qui il quartier generale dove si coordinano gli enti chiamati a garantire la salvaguardia dei cittadini, il cuore pulsante della macchina della sicurezza. Inchiodati ai monitor gli assessori comunali e provinciali Dante Mondanelli e Stefano Arrighini, coadiuvati dai tecnici Sergio Brachi (responsabile comunale protezione civile) e Carla Chiodini (direttore difesa del suolo della Provincia); il sindaco di Poggio Marco Martini fa avanti e indietro e con il suo tablet cerca di tenere informata la cittadinanza, fa capolino l’assessore provinciale Beltrame e non manca all’appello nemmeno il presidente della Provincia Lamberto Gestri. Nervi saldi e prudenza, in gioco c’è la sicurezza dei cittadini. «Aprite quella cassa», si lascia scappare l’assessore Mondanelli con un bel punto esclamativo. Verso le 13 l’architetto Chiodini dà l’ordine di aprire le casse di espansione di Ponte alle Vanne e Case Carlesi: piano piano, l’Ombrone si ritira di pochi centimetri ma non cessa subito l’allarme anche perché è in corso una nuova piena del fiume, dopo quella delle 11 e un’altra successiva prevista intorno alle 16. Si prospetta il peggio e il Comune si prepara per l’emergenza attrezzando la palestra delle scuole Mascagni, in via Toscanini, con 150 brande e coperte. «Si spera di non usarle», è il commento di Brachi. Non ce ne sarà bisogno.
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