La manifestazione
Pam sfrattata, quaranta posti a rischio
I sindacati chiedono all’amministrazione comunale di sapere se c’è un altro supermercato interessato all’immobile
di Maria Lardara
PRATO
La prima divisa di cassiera la indossò 34 anni fa, quando c’era ancora la vecchia insegna Superal. Oggi in via Targetti svetta il cartello della Pam, domani chissà. Il futuro ha un sapore incerto e amaro e, man mano che passano i giorni, il rischio di appendere al chiodo quel camice per la signora Daniela Luchetti si fa concreto. Per lei, come per i suoi 39 colleghi, fra i quali due freschi di trasferimento dall’altro punto vendita di via Pistoiese, si materializza l’incubo di finire a casa e in cassa integrazione. «Siamo al paradosso, noi dipendenti di via Targetti non abbiamo mai fatto un’ora di cassa integrazione e si rischia di il licenziamento», è la sconsolata testimonianza di Daniela.
Intanto i lavoratori incassano la solidarietà dei clienti che nei prossimi giorni si faranno promotori di una raccolta di firme per chiedere un intervento del Comune nella vicenda mentre non si esclude l'idea di manifestare sotto palazzo comunale. In mezzo c’è un braccio di ferro che ha portato in Tribunale la catena di grande distribuzione sotto sfratto dal dicembre 2012 (scadenza del contratto di locazione) e la proprietà dell’immobile che fa capo agli industriali Balli. I sindacati Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil vogliono vederci chiaro, spingono sul tasto dell’acceleratore per un colloquio richiesto formalmente sia con il sindaco Cenni che gli assessori competenti Gianni Cenni e Roberto Caverni.
«Non chiediamo all’amministrazione comunale che risolva i problemi legati al rapporto tra i Balli e la Pam ma – fa notare Alberto Santi, segretario pratese di Filcams-Cgil - è evidente che siamo di fronte a una triangolazione dei ruoli. Se c’è un altro nome della grande distribuzione con cui interloquisce la proprietà è bene che si sappia, in modo da avviare una trattativa per i lavoratori. Così come se c'è in Comune un piano di riqualificazione che comunque preveda lì un supermercato».
Si rimprovera, di fatto, una certa “leggerezza” da parte di lavoratori e sindacati all’azienda, visto che la lettera dei Balli con la disdetta dello sfratto risale a ottobre 2011, sulla scia di progetto di riqualificazione dell’area approvato nel 2009 dalla giunta Romagnoli (ovvero, la ristrutturazione dell'edificio dell’ex Consiag da adibire a usi residenziali); Pam, convinta di poter rinegoziare le condizioni economiche della locazione come avveniva da anni, avrebbe temporeggiato confidando nel rinnovo. La parola spetta al Tribunale che dovrebbe pronunciarsi a maggio.
«I nostri clienti ci chiedono della nostra sorte ma noi siamo i primi a non sapere nulla – fa sapere Andrea Vivarelli dipendente e rsu Filcams-Cgil -. Di questo film che stiamo vivendo ci sarà pur un protagonista». I nodi verranno al pettine quando si sarà fatta chiarezza sul piano di riqualificazione dell’area compresa tra via Targetti e via Mozza sul Gorone (i Balli sono proprietari anche degli immobili che ospitano Brico e l’ex Stefan), anche perché in gioco ci sarebbe un altro interlocutore della grande distribuzione che secondo i Balli, stando ad alcune indiscrezione fatte trapelare dal sindacato, sarebbe più "gradito" all’amministrazione. Questo spiegherebbe il mancato rinnovo del contratto di locazione.
«Se c’è un soggetto, che si faccia avanti e si assuma la responsabilità nei confronti di 40 famiglie», chiede Enrico Cecchi della Uil. Occhi puntati sui marchi Coop che potrebbe trasferire qui il negozio di via Bologna, oppure Conad che potrebbe aprire in via Targetti un nuovo supermercato (il presidente Paolo Signorini di Conad del Tirreno, da noi interpellato telefonicamente, smentisce però alcun interesse all’operazione).
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