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Prato

Ecco i pratesi che rischiano il processo

Ecco i pratesi che rischiano il processo

Caso Verdini: la Procura chiede il rinvio a giudizio nell’inchiesta sul Credito fiorentino. C’è anche un consigliere provinciale

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PRATO. Sono una quindicina, su 67 indagati, i pratesi per i quali i sostituti procuratori fiorentini Luca Turco e Giuseppina Mione hanno chiesto il rinvio a giudizio a conclusione dell’inchiesta sulla gestione del Credito cooperativo fiorentino di Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, in cui si ipotizzano tra gli altri i reati di truffa e bancarotta.

In cima alla lista figurano i pezzi da novanta, cioè i costruttori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei della Btp, che avrebbe ricevuto nel triennio 2008-2010 finanziamenti per 28,6 milioni di euro, secondo i magistrati senza le dovute garanzie. Ma scorrendo la lista compare anche il nome del calenzanese Piero Italo Biagini, già direttore del Credito, che avrebbe concordato con Verdini e Fusi le singole operazioni di finanziamento finite nel mirino della Procura. Della pattuglia pratese che rischia il rinvio a giudizio fanno parte anche il commercialista Gianluca Lucarelli, Monica Manescalchi, Emanuela Corsini, collaboratrice di Fusi e titolare del 30% della Summus srl, Umberto Gambarelli, Giancarlo Cecchi. Quest’ultimo è stato per mesi al centro di polemiche quando fu nominato direttore generale della Provincia da Lamberto Gestri, secondo l’opposizione di centrodestra senza averne i titoli. E continuando a scorrere compaiono i nomi di Stefania Cecconi, Pier Paolo Brusaschetto, Diego Stefano Lazzarini, Rossana Rosi e Mario Nencini, dal 1997 presidente della Incom spa di Montecatini, società che gestisce i marchi Incom e Chinook. Un altro indagato vicino a Prato è Enzo Forzieri, titolare di una società di impiantistica che ha sede in città, la Satrel, che avrebbe ricevuto nel triennio 2008-2010 prestiti per oltre 20 milioni di euro dal Credito fiorentino. In fondo alla lista figura anche il commercialista Giovanni Luchetti, presidente della SoRi, la municipalizzata che si occupa delle riscossioni, e consigliere provinciale del Pdl, di cui è stato anche coordinatore provinciale. Luchetti è finito nell’inchiesta in qualità di sindaco revisore della cooperativa Nuova editoriale, che possiede il 51% della Società Toscana Edizioni, editrice del Giornale della Toscana, ora cessato, che secondo la Procura di Firenze avrebbe percepito negli ultimi anni ben 17 milioni di euro senza averne diritto. Tesi contestata dagli avvocati difensori, che all’epoca hanno sostenuto che si è trattato di un equivoco formale.

La dichiarazione dello stato di insolvenza del Credito cooperativo fiorentino, a cui ieri si sono opposti in sede di appello civile i vertici dell’istituto di credito, ha fatto scattare l’accusa di bancarotta.

In sostanza i magistrati fiorentini ritengono che la banca già presieduta da Verdini abbia concesso prestiti di favore agli amici (tra cui figura anche Marcello Dell’Utri, che è tra gli indagati), a condizioni negate ai comuni mortali.

Un’inchiesta che fa emergere un intreccio di interessi che spaziano dal credito alle costruzioni, fino all’editoria, e che non sarà facile sbrogliare, nell’ipotesi che il giudice dell’udienza preliminare decida per il rinvio a giudizio.

Paolo Nencioni

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