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L’Azienda sanitaria snobba la donazione Vertici sotto accusa
In tempi di vacche magre, nella sanità e non solo, ricevere una donazione di 40.000 euro è un dono del cielo. Non riuscire a spenderli, però, può diventare un peccato mortale
PRATO. In tempi di vacche magre, nella sanità e non solo, ricevere una donazione di 40.000 euro è un dono del cielo. Non riuscire a spenderli, però, può diventare un peccato mortale. Di questo sono accusati il direttore generale dell’Azienda sanitaria, Bruno Cravedi, il direttore sanitario Bruno Bellomo e l’ex primario di Chirurgia Roberto Benelli. Ieri il pubblico ministero della Corte dei Conti, Acheropita Mondera, li ha citati in giudizio per un danno erariale di 35.000 euro, che dovranno restituire in solido se i giudici della magistratura contabile accoglieranno la tesi del pm.
La vicenda che ha dato origine alla contestazione risale al 2005. Una paziente che versava in condizioni critiche fu curata dall’unità operativa di chirurgia vascolare, diretta dal dottor Ingenito, e rimase talmente soddisfatta dal trattamento ricevuto che decise di donare 40.000 euro all’Asl. A patto però che quei soldi venissero usati, entro un termine fissato, per l’aggiornamento professionale dei medici della chirurgia vascolare. L’Asl accettò la donazione e, di fronte a un notaio, si impegnò a usare i soldi come voleva la benefattrice. Le cose però sono andate diversamente. Secondo quanto ricostruito dal pm Acheropita Mondera, nacquero problemi interni tra la direzione dell’Asl e il primario di Chirurgia da una parte e i medici Ingenito e Raugei, che avrebbero dovuto usare la donazione per fare un corso di aggiornamento negli Stati Uniti (c’è anche una causa per mobbing). Il tempo passava e il contrasto non si risolveva, fino a quando, siamo già al 2006, la donatrice sollecitò l’Asl, concedendo una proroga sul termine fissato. Niente da fare: l’ulteriore termine passò e la benefattrice ottenne di rientrare in possesso della donazione (non tutta la somma, la donna si fece carico delle spese del notaio). Oltre al danno, la beffa: quei soldi sono stati girati a un’Asl lombarda, che li ha subito spesi.
Secondo le difese dei vertici dell’Asl pratese, invece, la donazione non è stata usata a causa della ristrutturazione organizzativa che all’epoca dei fatti interesso la chirurgia vascolare del “Misericordia e Dolce”, che fu di fatto incorporata nel reparto di Chirurgia generale.
Paolo Nencioni
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