Proteste
La crisi non risparmia neppure i bio pannolini
L’azienda Wip, una tra le più all’avanguardia e pluripremiata, è in liquidazione La sfida è quella di trovare qualcuno che salvi il “prodotto” e i lavoratori
PRATO. Sembrava una tra quelle aziende che avevano preso la strada giusta. Gli elementi parevano esserci tutti: un bel prodotto che rispetta l’ambiente e anallergico, una struttura flessibile e anche tanti clienti importanti a partire dai supermercati Coop.
In pochi mesi l’invenzione dell’azienda era stata raccontata da tutti i media e addirittura gli amministratori comunali pratesi avevano voluto incontrare i titolari che dal 2010 avevano aperto una filiale produttiva nel Casentino e una sede amministrativa e commerciale a Prato. All’iniziativa “Comunicare è futuro” uno dei soci, Marco Benedetti, era presente in rappresentanza di quelle aziende nuove e brillanti da seguire come esempio.
Ieri la notizia. La Wip, l’azienda nota per aver inventato i pannolini fatti con il mais - completamente biodegradabili e anallergici - è stata messa in liquidazione.
I pannolini bio si sono dovuti arrendere alla crisi nonostante i molti premi per la sostenibilità d’impresa.
L’ennesima, la seconda di rilievo insieme alla Lenzi Egisto, tra le aziende costrette a sospendere l’attività nonostante i forti investimenti in ricerca e i brevetti “accattivanti”.
La speranza è che l’azienda, che presenterà nei prossimi giorni, il concordato, è che l’attività possa ripartire con un affitto di ramo d’azienda in modo da salvare i 13 dipendenti ma soprattutto il concetto che di innovazione non si può - e si deve - morire.
«La notizia - è stato il commento di Marco Rossi, sindacalista della Cgil del Casentino - è arrivata del tutto inattesa. Abbiamo incontrato la proprietà che ci ha parlato di insufficiente sostegno finanziario da parte delle banche e quindi dell’impossibilità ad andare avanti».
Lo stabilimento ha una capacità produttiva di 50 milioni di pezzi all’anno, impiega tecnologie a basso consumo energetico ma pare abbia sofferto della troppo “giovane” età dell’azienda nata nel 2010.
Un crollo arrivato improvvisamente anche se a Prato, negli uffici amministrativi, qualcosa si erano accorti. «Sembra che all’origine ci sia il costo della materia prima piuttosto alto - spiega Adolfo Martino, il sindacalista pratese che sta seguendo l’azienda - ed anche errori nella produzione con merce restituita. Errori di gestione che hanno portato l’azienda in tempi brevi in una situazione di difficoltà».
Per il momento per i dipendenti sarà aperta la cassa integrazione mentre incontri con le istituzioni - per tentare di salvare il salvabile - sono stati programmati per i prossimi giorni.
Ilenia Reali
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