La manifestazione
Spending review: mannaia su bidelli e sugli educatori
Per contenere la spesa sui precari rischiano il posto in 63 Pieri: «Servizio da esternalizzare ma nessuno andrà a casa»
PRATO. La mannaia della revisione della spesa - la legge è dello scorso luglio - si abbatte sul personale precario della scuola: bidelli e insegnanti di sostegno. Numeri paurosi: per rientrare nella spesa del personale con contratti a tempo determinato, fissata dalla legge al 2009 - il taglio sarà di poco più di 660mila euro - rischiano il posto tutti i bidelli della scuola dell’infanzia e una parte di quelli applicati ai nidi. Si tratta complessivamente di 42 persone, 28 negli asili, 14 nei nidi. Sul fronte degli insegnati di sostegno (in particolare all’handicap e il terzo insegnante al nido) il numero è fissato in 21 unità. In totale il futuro si 63 persone non è più garantito.
«E’ una scelta obbligata della quale certamente avremmo fatto a mano - spiega l’assessore alla Scuola Rita Pieri. Stiamo infatti predisponendo una serie di bandi attraverso i quali appalteremo all’esterno il servizio ma il massimo del punteggio andrà a quella società a quella cooperativa che garantirà la riassunzione del personale che ha già lavorato nelle scuole pubbliche. In una situazione di grande disagio - conclude Pieri - la scelta del Comune resta però quella di non chiudere nessuna delle strutture dedicate all’infanzia». Una strada che però non convince il sindacato anche perché se i 60 precari riuscissero a non perdere il lavoro, sarà contratto a livello di ore lavorate (6 invece di 7,15) e con una retribuzione decisamente inferiore visto che diventeranno dipendete non più del Comune ma di una società cui spetterà una parte di remunerazione.
I rappresentanti della Funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil ieri mattina si sono riuniti per tracciare il piano e per domani hanno convocato un’assemblea. «Questa situazione gravissima - attacca il segretario della Funzione Pubblica Uil Luciano Mencacci - è stata creata dall’incapacità delle amministrazioni che si sono succedute a gestire le assunzioni. In questi anni si sono favoriti i pensionamenti (33 ndr) di contratti a tempo indeterminato ma parallelamente è aumentata considerevolmente la spesa sui precari». Cgil, Cisl e Uil sono determinati a dire un solenne “no” al piano. «Ovviamente non sul fronte dell’appalto esterno - continua Mencacci - che è strada obbligata, ma perché siamo convinti che altre soluzioni certamente migliori possano essere trovate. Fondamentale è che si apra un tavolo per una trattativa che fino a ora è mancata». Per Enrica Cappelli, delegata scuola Cisl «è fondamentale che il Comune verifichi nuovamente i numeri. Quello che noi chiederemo con forza al Comune - spiega - è che venga fatto il numero maggiore possibile di assunzioni dirette così da abbattere, da un lato, la spesa sui precari e parallelamente garantire più persone possibile. E’ una situazione molto difficile che bisogna gestire con lucidità ma con la volontà di pensare positivo».
Cristina Orsini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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