Lutto
Scuole calcio in crisi «L’ho detto mesi fa ma la Figc è sorda»
Pennacchia, ds del San Martino, attacca i vertici regionali ma anche i dirigenti delle società di calcio giovanile pratesi
PRATO. Una volta era facile sognare da campione, giocando semplici partite di pallone nei cortili degli oratori, nel parco sotto casa oppure all’interno dei giardini scolastici nell’ora di ricreazione. Oggi l'accesso al mondo del calcio è completamente diverso: si passa attraverso le scuole calcio, un boom che è cominciato circa una ventina d'anni fa e che adesso sembra accusare più di qualche difficoltà perché l’economia non gira più come prima e perché la crisi morde pesantemente le tasche delle famiglie. Al punto tale che pagare l’iscrizione alla scuola calcio e tutte le spese connesse risulta quasi un lusso difficile da mantenere per molte famiglie.
«E’ vero – dice preoccupato Domenico Pennacchia direttore sportivo del San Martino – quello che tanti anni fa era l’eccezione oggi è diventata la regola. Una volta non era un problema aiutare quei bambini che non potevano giocare a calcio per problemi economici in famiglia. Oggi si fa fatica a tendere la mano ai molti casi perché sono tante le famiglie che non possono e la crisi ha colpito pesantemente tutte le società. Il mio San Martino – dice il noto ds – ha solo una squadra che milita nel campionato di Terza categoria e che si auto finanzia. Da me i giocatori pagano 20 euro al mese e attualmente paghiamo solo di utenze circa 8.000 euro l’anno. Figuriamoci le altre realtà che hanno anche il settore giovanile».
Trova giusto l’appello lanciato nei giorni scorsi sul nostro quotidiano da alcuni società sul peso dei costi che sta minando tutto il settore sia giovanile che dilettantistico?
«Sono lacrime di coccodrillo. Dov’erano questi signori quando circa cinque mesi fa fu fatta la riunione a Prato delle società davanti ai massimi esponenti regionali della Federazione italiana gioco calcio? - dice Pennacchia - In quell’occasione, 42 società presenti su 44, solo io e il dirigente Memoli della Pietà 2004 denunciammo le grosse difficoltà che si stavano attraversando. Tutti gli altri presenti preferirono tacere, facendo credere che certe problematiche appartenevano solo a due società».
Ci racconta quell’incontro? Quali furono i problemi sollevati?
«Feci notare che i costi dell’iscrizione in tre rate non erano più sostenibili. Dissi che pagare 400 euro, tutti gli anni, per avere il proprio campo di gioco omologato è eccessivo. Che i costi dei cartellini che vanno da 9,5 euro a 15,50 euro, a seconda della categoria, sono un costo esorbitante in questo momento di crisi economica - continua il ds del San Martino - Ho aggiunto che i giocatori purtroppo sono privi di una adeguata copertura assicurativa che comprenda infortuni e spese mediche visto che continuiamo ad avere solo il rimborso per morte e invalidità permanente. Solo il dirigente Memoli della Pietà 2004 condivise la mia analisi davanti al presidente regionale Fabio Bresci».
In quell’occasione sono state prospettate delle soluzioni o quanto meno offerto delle proposte risolutive?
«Certo. Sono stato io che sempre nel tirare fuori i problemi ho anche proposto le soluzioni - aggiunge Pennacchia - Ho chiesto al presidente Bresci di diluire i costi delle iscrizioni in almeno 7-8 rate. Ho chiesto di rivedere la copertura assicurativa nel senso più favorevole ai giocatori così da comprendere gli infortuni e le spese mediche. Ho chiesto di ridurre fortemente i costi dei cartellini e le spese delle omologazione dei campi. Ho proposto la chiusura dei comitati provinciali che non servono ormai più a nulla visto che le decisioni vengono prese tutte a Firenze. Ho chiesto che si facciano accordi per ottenere vantaggiose tariffe per le utenze di acqua, luce e gas che incidono moltissimo sui nostri bilanci di fine anno. Ripeto: ho avuto solo il sostegno del collega Memoli e basta. Silenzio da parte di tutte le altre società presenti».
Ha avuto almeno soddisfazione da parte del presidente regionale Fabio Bresci?
«Purtroppo neppure questa soddisfazione mi è stata data. Pensi che sto ancora aspettando una risposta alle mie proposte e guardi, io nel calcio ci credo e a questo sport voglio veramente bene. Le mie proposte, se accolte, darebbero un grande aiuto a tutte le società. Perché guardi che noi facciamo opera sociale. Nel calcio dilettantistico e in quello giovanile non ci sono presidenti di società che si sono arricchiti è invece vero che questi settori, tutti i fine settimana, fanno muovere l’economia eppure nessuno ci aiuta, Federazione regionale e nazionale compresa».
Ascoltandola, si percepisce un tono critico. Cos’è che le ha dato più fastidio?
«L’indifferenza di questa classe dirigente sia tra i tanti colleghi, presenti a quella riunione, che tra i massimi dirigenti provinciali e regionali. Uscire oggi sul giornale per denunciare problematiche che andavano riportate nelle sedi opportune al momento opportuno è assurdo. Non dare risposte a problemi sentiti e reali che stanno affossando il nostro calcio locale è altrettanto assurdo. Pensi che per un disguido di rid bancario il mio San Martino ha pagato in ritardo la terza ed ultima rata dell’iscrizione di questa stagione. Si trattava di circa 600 euro, pagamento avvenuto in ritardo per colpa della nostra banca. Ho ricevuto subito una lettera, a firma del segretario regionale, che mi avvertiva che alla prossima gara in calendario si sarebbe presentato un commissario amministrativo per procedere all’esecuzione coattiva per il totale dell’importo, più il 10% di ammenda e che in difetto l’arbitro dell’incontro non avrebbe dato avvio alla gara - conclude Pennacchia - Roba da matti, si rende conto? Si potrebbe dire che il sistema funziona ed è efficiente. Diciamo che lo è anche troppo. Peccato però che lo sia sempre a senso unico. Non solo infatti il sistema ancora non ha risposto alle mie proposte ma io, ad esempio, sto ancora aspettando un rimborso per la semifinale, non giocata 13 mesi fa per assenza del direttore di gara che non era stato designato».
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