Sicurezza
Un processo spiega perché le polizze costano così tanto
La chiamarono la “fabbrica” dei falsi incidenti stradali Al via in Tribunale il procedimento contro 27 imputati
PRATO. E’ iniziato ieri davanti al giudice dell’udienza preliminare il processo nei confronti di 27 persone accusate a vario titolo di aver “fabbricato” centinaia di falsi incidenti stradali per truffare le assicurazioni. E’ l’inchiesta del sostituto procuratore Laura Canovai che nel dicembre del 2008 alzò il coperchio su un fenomeno che riguarda da vicino tutti gli automobilisti della provincia. Nel senso che i falsi incidenti stradali sono una, se non la principale causa del caro-polizza. Spiegano cioè come mai a Prato si paghi di assicurazione molto più di Firenze o Pistoia, solo per fare gli esempi più vicini, e meno soltanto di Napoli, come hanno dimostrato negli anni le statistiche sulle polizze.
Dunque l’esito del processo è molto atteso, non solo in Tribunale. Due dei principali indagati hanno già chiesto il patteggiamento. Si tratta di Attilio Della Pietra, titolare della carrozzeria Diamante di Montale, e Monica Calvetti, direttrice della filiale di Montale della Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia. Gli altri, difesi tra gli altri dagli avvocati Terranova, Stefanacci, Tesi e Mariotti, cominciano a sperare nella prescrizione, perché alcuni degli incidenti finiti nell’inchiesta risalgono al 2005 (anche se il grosso è del 2007). Ieri sono state discusse alcune eccezioni della difesa, tra cui l’incompetenza territoriale. Il giudice deciderà il prossimo 22 marzo.
Foto di incidenti stradali ritoccate col programma Photoshop, referti medici gonfiati, assegni riscossi dal carrozziere anziché dal beneficiario. C'è questo e molto altro nell'indagine condotta dalla sezione di pg della Finanza. Sono oltre 500 gli incidenti in cui si sospetta siano state compiute irregolarità.
Al centro di tutto, secondo gli inquirenti, c'era la carrozzeria Diamante di Montale, una delle più attive a cavallo tra le province di Prato e Pistoia. Ma ci voleva anche la "collaborazione" di alcuni medici (cinque furono indagati e sospesi per due mesi dalla professione) e di un avvocato civilista. La tesi di cui la Procura si è sempre più convinta col passare del tempo è che questo gruppo di "furbetti dell'incidentino", alcuni dei quali devono rispondere dell'accusa di associazione a delinquere, avesse messo in piedi un sistema ben collaudato per gonfiare i risarcimenti degli incidenti stradali, e in qualche caso fabbricasse anche sinistri che non si erano mai verificati. Il meccanismo infatti si inceppò quando un automobilista, nel 2006, ricevette una richiesta di informazioni dalla sua assicurazione per un incidente che lui non si ricordava di aver fatto. Monica Calvetti , la bancaria accusata di aver consentito l'incasso di assegni a soggetti diversi dai beneficiari, ha collaborato con la Procura e ha spiegato il meccanismo, per quanto era a sua conoscenza.
Secondo quanto accertato in questi sei lunghi anni anni di indagini, sono cinque le assicurazioni che sarebbero state truffate. I medici avrebbero gonfiato i punti di invalidità, i periti avrebbero chiuso un occhio, così come la bancaria per l'incasso degli assegni. Ecco l’elenco degli indagati per i quali la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio: Attilio Della Pietra, Samuele Baroncelli, Franco Vannucchi, Carlo Nazzareno Loreti, Monica Calvelli, Michela Colzi, Vittorio Burrafato, Graziano Turchi, Riccardo Cappellini, Gino Iafrate, Paolo Bruni, Franco Frati, Roberto Fratoni, Piero Bardazzi, Filippo Bardazzi, Engiell Vnestha, Antonela Gocaj, Riccardo Baroncelli, Luca Marroccoli, Rosanna Di Massa, Nejad Morad Kaviani, Tiziana Bartolomei, Federico Virdò, Maurizio Pesciullesi, Cataldo Anania, Vincenza Ferrandina, Massimo Carmagnini.
Paolo Nencioni
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