Sicurezza
Nuova pista, Arpat rassicura i pratesi
Il direttore tecnico Poggi : «Oggi il traffico è un rumore assai più fastidioso. A finestre chiuse non si sentirà niente»
FIRENZE. L’incontro con la stampa comincia alle 10 circa e finisce dopo le 11. Un’ora e un quarto, minuto più minuto meno di conversazione. Nella stanza ci sono una decina di persone. Un colloquio pacato. Una strumentazione al centro del stanza misura il rumore: la media dei decibel alla fine dell’incontro sarà 65,1 decibel, con picchi sopra i 66 decibel solo per l’1% del tempo.
E’ con questa dimostrazione che all’Arpat fiorentina i tecnici, con il direttore tecnico Andrea Poggi e il direttore dell’agenzia Giovanni Barca, cercano di far capire cosa sarà Prato dopo la costruzione della pista convergente parallela. E come devono essere interpretate le mappe allegate al Pit.
«Sicuramente non un rumore così fastidioso», commenta il direttore generale Barca una volta letti i dati.
E tra i 65 e i 70 decibel, con una misurazione assai meno professionale (l’applicazione per l’iphone) che nella stanza confermava quanto registrato col lettore ufficiale nella stanza è anche il suono all’interno dell’auto quando il segnale avverte di mettere le cinture di sicurezza.
Un rumore in questo caso assai fastidioso.
Cosa significa? La risposta si può dare interpretando la spiegazione del direttore tecnico Poggi. «Il rumore produce una reazione che è varia a seconda dell’intensità, della frequenza dell’evento e del momento della giornata in cui si verifica, il disturbo è ovviamente maggiore nel caso di un rumore all’alba e se intorno c’è silenzio».
Quindi la traduzione su quanto gli aerei saranno avvertiti a Prato è legata anche a situazioni soggettive: giocano contro il numero di voli (si parla di 45mila voli all’anno), gioca a favore se già si abita in una zona rumorosa per il traffico, ad esempio. Va inoltre detto che, per legge, la presenza di luoghi residenziali è considerata incompatibile con 65 decibel (valore medio) mentre un rumore non si prendono in esame zone che sono al di fuori dei 60 decibel medi.
«I decibel medi - è sempre Poggi a spiegare con l’avallo dei colleghi Cristina Giannardi (responsabile agenti fisici di area vasta), Luciano Giovannelli (Arpat Prato) e Tamara Verdolini (esperta di modelli acustici) - sono stati calcolati tenendo in considerazione una serie di dati. La frequenza ad esempio ma sono stati aggiunti dieci decibel per quei voli che creano più disagio, quelli della sera tardi e della mattina presto. E sono queste carte che consideriamo molto attendibili che ci basiamo. Meno certe sono invece quelle dei picchi che variano in base alle condizioni come ad esempio il tipo di aereo».
Infine una importante differenza è quella tra atterraggi e decolli. Un dato che aiuta a leggere le mappe: il rumore dell’atterraggio è più forte e dura qualche secondo, quello di decollo dura qualche minuto ma è meno forte. Infine: le variazione di 10 decibel significa che il rumore è dieci volte tanto e quindi chi è fuori dai coni evidenziati sulla mappe (parole di Arpat) vede diminuire notevolmente il fastidio.
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