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Prato

Clandestino si ustiona e denuncia il padrone

Clandestino si ustiona e denuncia il padrone

Giovane cinese era stato lasciato fuori dal pronto soccorso dell’ospedale e si è rivolto all’Ufficio immigrazione. Silli: «Un esempio anche per gli altri»

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PRATO. Lavorava per un euro all’ora, senza contratto e senza permesso di soggiorno, come tanti nelle sue condizioni. Poi però è rimasto vittima di un gravissimo infortunio sul lavoro, è stato lasciato fuori dal pronto soccorso e dopo aver subìto sei interventi chirurgici per ustioni di secondo e terzo grado ha deciso di denunciare il suo datore di lavoro. E’ la storia di un giovane cinese, uno dei pochi se non l’unico, almeno negli ultimi tempi, a rompere il tacito patto di non aggressione tra chi arriva da clandestino e chi, in cambio di lavoro, gli fornisce vitto, alloggio e pochi spiccioli.

Il giovane cinese si è presentato più di un anno fa all’Ufficio immigrazione del Comune. Cercava aiuto, voleva denunciare il suo datore di lavoro e portava sul corpo i segni dell’incidente. Raccontò di essere arrivato in Italia senza permesso di soggiorno qualche anno prima e di aver trovato lavoro in una delle tante lavorazioni tessili gestite dai connazionali: un euro all’ora la paga per un orario che in certi casi si prolungava dalle 7 all’una di notte. Un giorno però il macchinario si rompe e l’operaio si procura ustioni di secondo e terzo grado. Nessuno chiama l’ambulanza, lo caricano su un’auto e lo scaricano davanti al pronto soccorso, un po’ come si faceva un tempo coi tossicodipendente in overdose.

Verificata la fondatezza del suo racconto l’Ufficio immigrazione, insieme a Questura, Prefettura, Asl e Inail, si è attivato per far ottenere al cinese un permesso di soggiorno per motivi di giustizia. Nel frattempo infatti l’orientale aveva sporto denuncia contro il suo datore di lavoro e in Procura è stata avviata un’indagine che sarebbe ancora in corso.

La storia è stata resa nota ieri dall’assessore all’Integrazione Giorgio Silli. «Nonostante la possibilità data dalla legge italiana - spiega Silli - è stata la prima volta che un cittadino cinese si è presentato a dichiarare dettagliatamente la situazione di sfruttamento nella quale si era venuto a trovare, senza nemmeno conoscere la possibilità di avere, per questo, un permesso di soggiorno. Ognuno può e deve reclamare i propri diritti, collaborando con le istituzioni, specialmente se in gioco c’è la sicurezza e la stessa condizione di vita». Ora l’operaio cinese è entrato in un programma di protezione, fuori da Prato, e Silli conta di fargli ottenere anche una piccola pensione di invalidità.

Paolo Nencioni

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