Italia
Via Firenze, una muraglia per fermare il rumore
La protesta degli abitanti nei confronti delle Fs: «Va bene installare la barriera, ma doveva essere costruita tutta in vetro e non in cemento»
PRATO. Le loro orecchie gioiranno, gli occhi un po’ meno. All’incubo del rumore assordante per i treni in corsa subentrerà una sensazione di soffocamento e di aria chiusa. Barriere che gli abitanti sì volevano, ma non al prezzo di essere praticamente murati vivi, con un “muro di Berlino” che si estenderà per circa tre chilometri da via Cellerese, in località “Il Rosi” (versante Prato), fino a ponte Petrino lungo l’asse ferroviario.
Si tratta dei pannelli anti-rumore che Ferrovie dello Stato sistemeranno per adeguarsi agli standard acustici, sulla scorta di un progetto risalente al 2009. La posa della prima copertura di primo cemento armato è già avvenuta sotto gli occhi di Carlo e Tina Casini, residenti in via Cellerese in una villetta proprio a ridosso della ferrovia. Non bastava per loro abitare in una strada piena di buche e dal manto dissestato (l’Interporto è a due passi) che li fa sentire in una specie di terra di nessuno: pochi giorni fa i muratori inviati dalle Ferrovie hanno già dato un assaggio della muraglia che sarà tirata su nei prossimi mesi e toccherà centinaia di famiglie del quartiere di Prato est. Sul retro del loro giardino, in una porzione di terreno che fu espropriata da Ferrovie negli anni Settanta, i fratelli Casini si sono visti già erigere una prima base di 18 metri di cemento armato, ma la barriera – stando alle notizie in loro possesso - svetterà fino a dieci metri in altezza, tre di cemento armato e sette in lamiera.
«Figuriamoci, non siamo contrari alle barriere antirumore, tanto che anni fa firmammo una petizione - dicono i Casini -. Solo che ci avevano garantito che i pannelli sarebbero stati in vetro trasparente. Invece interi appartamenti rimarranno al buio e non vedranno nemmeno la luce del sole. L’amministrazione è stata latitante, nessuno si è preso la briga di informarci di questa muraglia di cemento armato e lamiera». Se la passa ancora peggio la signora Vania Ceccatelli, ben sapendo come il pannello di sette metri che spunterà a ridosso del terratetto (come gli hanno detto i tecnici delle Ferrovie) le impedirà la visuale. «Mi toccherà tenere la luce accesa per tutto il giorno, senza contare che l’immobile è destinato a svalutarsi», lamenta la donna, in attesa che i lavori abbiano inizio nel suo cortile. C’era anche lei, insieme a una delegazione di residenti di via Luzzato, anche loro interessati dalla costruzione del “muro” (pochi chilometri più avanti, verso la Castellina), a colloquio la scorsa settimana con il vicesindaco Goffredo Borchi. Intanto Simone Tripodi, capogruppo Pd in Circoscrizione Est, punta il dito contro l’amministrazione. «Dalla carta alla realtà il progetto si è rivelato uno scempio. E’ mancato il ruolo di monitoraggio e arbitro del Comune: si salveranno le orecchie di centinaia di famiglie ma peggiorerà la qualità della vita». Ora si cerca di correre ai ripari, con i residenti sul piede di guerra. «Stiamo aspettando una risposta da Ferrovie che dovrebbe arrivare a giorni – rassicura Borchi -. L’altezza dei pannelli comunque varia da zona a zona, da quattro fino a sette metri. Alle Ferrovie abbiamo chiesto di abbassare di un metro il pannello di lamiera, compatibilmente con i livelli previsti dalla legge».
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