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Riabilitazione in acqua: è il disabile che paga
PRATO. L'avevano avvisata che, nel giro di un mese, sarebbe stata richiamata per riprendere l’attività riabilitativa in acqua, visita fisiatrica permettendo. Questo a dicembre 2012: siamo a marzo...
PRATO. L'avevano avvisata che, nel giro di un mese, sarebbe stata richiamata per riprendere l’attività riabilitativa in acqua, visita fisiatrica permettendo. Questo a dicembre 2012: siamo a marzo 2013 e la signora Bruna Toria, disabile in carrozzina, aspetta ancora quell’appuntamento che s’inserisce nel programma “Autonomia”, cofinanziato dall’Asl 4 e dai Comuni gravitanti nell’area della Società della salute. Morale della favola: la terapia in piscina nelle vasche della Gescal a San Giusto o si fa a pagamento (10 euro per i trattamenti in gruppo, 32 per quelli individuali) o niente. «Mi sono consultata con alcune persone disabili che, come me, frequentano la piscina ma - osserva Bruna Toria - mi risulta che nessuno sia stato contattato per la visita senza la quale non viene prevista la gratuità per i trattamenti di riabilitazione». Il servizio, gestito dalla fondazione Crida, è sempre stato finanziato con risorse pubbliche (per il 50% dall’Asl 4, la parte rimanente dai Comuni che gravitano nella Sds e attraverso il fondo di non autosufficienza della Regione, per un totale di 278mila euro), permettendo a circa 200 disabili l’accesso alle terapie convenzionate per recuperare l'autonomia motoria. Persone che, intanto, in attesa di una chiamata per la visita medica, devono rimetterci di tasca propria. «Trovo scandaloso che il servizio venga sospeso per un mese tra una convenzione e l’altra - lamenta la signora - Durante l’interruzione, intanto, dobbiamo rimetterci di tasca nostra?» La segnalazione della cittadina trova una sponda nel direttore della Sds Riccardo Poli che, proprio ieri, ha incontrato Crida in vista del rinnovo della convenzione. «Sarà superato il concetto dell’interruzione obbligatoria grazie a dei pacchetti di prestazione e interventi socio-sanitari di tipo integrato, in modo da mantenere alto il tasso di turnover e garantire a tutti questa attività. D’altro canto, si tratta di soldi pubblici e l’anno scorso l’attività in acqua fu estesa anche gli over 65». Come dire: le risorse sono sempre le stesse ma il bacino d’utenza è aumentato. Con la nuova convenzione sarà messa la parola fine sul sistema dei cicli di tre, sei e nove mesi previsti per le terapie. «Il rischio era far passare il messaggio che, qualora il disabile volesse proseguire con il programma, dovesse pagare di tasca propria. Il punto è la tipologia dell’intervento che andremo a integrare con le tecniche di terapia multisistemica in acqua».
Maria Lardara
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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