Il dolore
Fame di casa, il picco degli sfratti
Tra i 40 e i 50 nei primi mesi del 2013. Corsa contro il tempo per gli alloggi Epp: 316 quelli nuovi
PRATO. Un muratore di 56 anni, con moglie e figlia piccola che ha perso il lavoro, si è arrangiato con un po’ di nero e poi è finito anche quello ed ha perso la casa. Un anziano imprenditore, solo e disperato, che per il dissesto dell’azienda è stato costretto per troppo tempo a dormire in macchina. Tanti, tanti padri separati, anche giovani, che come ultima risorsa hanno solo quella di rivolgersi ai servizi sociali e farsi accogliere da strutture d’emergenza. Tanto per non dormire sotto i ponti e per qualche mese avere un tetto sulla testa.
Eccoli i nuovi poveri di Prato. Persone normali fino a due, tre anni fa, e che ora, invece, fanno la fila davanti all’ufficio dell’assessore al Sociale e Sanità Dante Mondanelli supplicando una casa. «Nulla a che vede con “i professionisti dell’assistenzialismo” - dice - che pure esistono, ma tanto a che vedere con una situazione che se non si sblocca può creare forti tensioni sociali che fino a oggi abbiamo per fortuna evitato: c’è bisogno, ed è un’urgenza, che il lavoro riparta. Di qualsiasi tipo: dal piccolo cantiere ai servizi alla fabbrica».
Mondanelli è un tipo al quale piace scherzare ma scorrendo il dossier-casa preparato dalla sua dirigente Laura Zaupa, anche l’ironia va a gambe all’aria: le case popolari a Prato sono pochissime, assolutamente insufficienti a rispondere alla domanda. Parallelamente i morsi della crisi economica strutturale e del tessile hanno fatto impennare il numero degli sfratti esecutivi: 300 in tutto il 2012, tra i 40 e i 50 al mese in questo primo scorcio del 2013, ben più di uno al giorno. «Se si continua così quest’anno finirà con un numero di esecuzione che oscilla tra le 500 nella migliore delle ipotesi e 700 nella peggiore». Fame di casa, e sui numeri c’è poco da recriminare. E’ per questo che Mondanelli nei momenti neri parla di «Viet Nam» e che per reazione ha ingrato la quinta marcia mettendosi a testa bassa, assieme al suo staff (due persone sole, per la verità) a recuperare soldi per la nuova edilizia popolare, dalla Regione prevalentemente.
«In meno di tre anni - spiegano Mondanelli e Zaupa - siamo riusciti a incrementare il patrimonio di case popolari di 316 alloggi tra realizzati e consegnate e in via di costruzione. Certo - sottolinea l’assessore - siamo ancora lontani dal recuperare il gap con le altre città toscane, ma siamo partiti da una situazione davvero tremenda». A fronte di un patrimonio di 1400 case «che abbiamo trovato nel 2009 - dice Mondanelli - e che ovviamente erano praticamente tutte occupate», la lista di richieste di alloggi Epp del 2010 «ultimo bando per l’assegnazione uscito», era di 1614 richieste. Considerando le nuove unità: 18 in via di Gello già ssegnate, 50 per le giovani coppie a Tavola già consegnate, 30 a canone agevolato a San Giusto la cui graduatoria è stata pubblicata, altri 30 a Prato e Montemurlo da assegnare, 22 in via Tirreno a Galciana da assegnare entro marzo, 22 in fase di costruzione a Tavola, 38 in via Galilei (nell’ex residence) con ristrutturazione prevista entro quest’anno e 29 in Piazza Gelli con procedura di appalto in corso, « la lista di attesa - aggiunge l’assessore - oggi è di circa 1500 nominativi». Un’altra boccata d’ossigeno verrà dal Piano straordinario per Prato confezionato dalla Regione che ha messo a disposizione circa 15 milioni per altri 70 alloggi, 10 a Pizzidimonte, 32 in via Ferraris, 28 a Galcetello ma questi arriveranno chissà quando.
C’è un’altra questione, secondo Mondanelli che di polemiche non ne vuole fare, e riguarda il confronto con le altre realtà della Toscana: «Si tratta di numeri che fanno riflettere: a Empoili, per esempio - dice - le case popolari sono 1425, a Grosseto 2333, a Lucca 3840 e Livorno addirittura 8699. Si tratta di città molto meno popolose di Prato. Per il momento siamo riusciti a contenere una situazione di grande difficoltà - conclude - ma il problema è l’ampliamento della fascia del disagio».
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