Il Tirreno

Prato

Aeroporti toscani

Sveglia col primo volo e panni neri di polvere

di Barbara Burzi

Testimonianze da Quaracchi dove gli aerei volano a 300 metri da terra «Cari pratesi cominciate ad abituarvi al rumore e all’inquinamento»

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Prato come Quaracchi dovrà imparare a convivere con il rumore degli aerei in arrivo e in partenza. Sopra le teste dei pratesi si sta per scaricare una pioggia di disagi scatenata dal rumore assordante dei motori aerei che voleranno a distanza ravvicinata dai tetti delle case e dal forte odore di cherosene nell’aria. Dall’alba fino a tarda notte. «Perché anche se l’aeroporto dovrebbe chiudere alle 23, in caso di ritardo i voli partono comunque anche a notte fonda», specificano gli abitanti.

Rumori assordanti. Hanno imparato a conviverci, ma al rumore non si sono mai abituati. «In fase di decollo è più sopportabile, ma in atterraggio il rumore è davvero assordante – afferma Francesco Fossi – d’estate, in modo particolare, essendo costretti a tenere le finestre aperte per il gran caldo non si riesce nemmeno a dormire. Nei periodi di maggiore traffico ne passa uno ogni quarto d’ora e il primo volo dà la sveglia prima delle 6 del mattino». «Si arriva a contare anche un centinaio di voli al giorno», aggiunge un altro residente.

Piloti indisciplinati. I cittadini denunciano il mancato rispetto delle regole da parte dei piloti di aereo. Perché se è vero che si può fare ben poco contro la presenza dell’aeroporto nelle vicinanze, ci sono regole precise legate alla distanza di sicurezza dalle abitazioni e alle traiettorie, che non sempre vengono rispettate. «Gli aerei dovrebbero virare un po’ prima di quello che fanno in realtà, ma soltanto un 10 per cento di loro esegue questa manovra – dice - i più indisciplinati di tutti sono i piloti dell’Air France: non rispettano la traiettoria e decollano dritti in direzione delle case a distanza molto ravvicinata dai tetti». «Cari pratesi, l’odore sarà nauseante». A volte non basta nemmeno chiudere le finestre, il cattivo odore del cherosene rilasciato in polvere nell’aria man mano che l’aereo si avvicina alla pista d’atterraggio è al primo posto sul banco degli imputati . «Certe volte è davvero nauseante – dicono gli abitanti della zona – in estate si avverte in modo particolare diventando addirittura più insopportabile del rumore».

Massaie disperate. Panni stesi ad asciugare che diventano neri e piante che sul balcone non resistono più di una settimana. Sono tra gli effetti più immediati dell’inquinamento prodotto dal rilascio di carburante in fase di atterraggio. «Ci sono dei giorni in cui, specie chi abita ai piani alti, è costretto a rifare la lavatrice daccapo», fa notare Rolando Barbacci. «Per non parlare di quello che succede alle piante in terrazza – afferma Biagio Caroscio –, in poco tempo si ricoprono di minuscole scorie ».

Aumenta il rischio malattie. L’inquinamento acustico diventa il male minore quando in gioco c’è la salute dei cittadini. «Da queste parti si registra un incremento delle malattie correlate all’inquinamento dell’aria –afferma Cinzia Ciulli che in zona lavora e risiede – purtroppo ho avuto modo di verificarlo di persona. Da parte mia sto pensando seriamente di trasferirmi altrove». E non è l’unica ad aver accarezzato questa ipotesi specie alla luce delle ultime scelte che porteranno nei prossimi anni a un potenziamento della pista aeroportuale. «Sto valutando seriamente di andarmene da qui», ammette Francesco Fossi, residente. Collegamenti con Pisa al posto della pista. Ci sperano ancora in questa soluzione nonostante la società aeroportuale sia decisa ad ingrandire Peretola con l’avallo della Regione. «Ma se creassero più collegamenti con Pisa, non sarebbe meglio anziché potenziare la pista?», aggiunge Caroscio. «Confesso di essere un po’ preoccupato perché anche se la nuova pista sposta la traiettoria verso Prato – dice - su Firenze atterreranno aerei più potenti e rumorosi».

Tegole rotte, chi paga? Addirittura in via di Cammori quando passano gli aerei più volte è successo che siano volate via le tegole dai tetti.

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