Il Tirreno

Prato

La paladina dei diritti civili: dalla legge 194 agli immigrati

di Maria Lardara
La paladina dei diritti civili: dalla legge 194 agli immigrati

Una donna che negli anni Settanta si è battuta per far uscire l’aborto dalla clandestinità e che oggi è in prima fila per chiedere che anche gli omosessuali si possano sposare

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PRATO. Se si decidesse di scrivere un copione sulla storia del movimento femminista pratese degli anni Settanta, bisognerebbe assegnare a Nora Toccafondi un ruolo da prima attrice. Ma non è un film: è il vissuto di una donna che ieri faceva le sue battaglie per i consultori, la prevenzione contraccettiva e la legalizzazione dell’aborto, oggi invece fa la voce grossa per allargare il ventaglio di diritti civili, includendo anche la cittadinanza agli immigrati e le coppie omosessuali.

C’era anche lei negli anni Settanta a scendere in piazza e gridare celebri slogan come “Tremate, tremate, le streghe son tornate!”, con l’altra metà del cielo impegnata a mandare in soffitta antiche mentalità maschiliste, ad affermare la parità dei generi in una nuova primavera di diritti per il gentil sesso. I tratti di una femminista storica, una delle prima donne pratesi a vivere sulla propria pelle l’esperienza del divorzio (1979) e prima quella ancor più dolorosa dell’aborto (1973), sono cuciti addosso alla tempra battagliera di Nora Toccafondi, 58 anni, responsabile del coordinamento donne della Camera del lavoro, membro della segreteria Cgil. La sua Prato degli anni Settanta era anche quella del dramma dell’interruzione di gravidanza in clandestinità. E così è stato per lei, quarant’anni fa. Un dramma vissuto consapevolmente, con la forza di chi compie una scelta, difficile sì, ma pur sempre una scelta che tocca la sfera della coscienza. Non così scontata anche perché all’epoca, prima dell’introduzione della legge 194 del 1978, l’aborto era un reato, una pratica che avveniva clandestinamente nelle quattro mura domestiche.

L'aborto e i primi consultori. Nora non fa mistero di quel gesto, in altre occasioni dichiarato pubblicamente. Aveva 18 anni, era già mamma di un bimbo di otto mesi, Tobia. «Fu dura. Ero giovanissima, con il matrimonio e la maternità mi ritrovai catapultata in nuove dinamiche familiari. Diciamo che scelsi di non abortire, piuttosto che scegliere di mettere al mondo un figlio. Che nacque, solo che poco dopo rimasi di nuovo incinta. E pensare che prendevo la pillola anticoncezionale, una delle prime a circolare in Italia sulle quali c’era ancora tanta ignoranza. Ma il mio medico di famiglia mi fece sbagliare l’assunzione e io rimasi nuovamente incinta. Grazie all’aiuto di una compagna, abortii in casa con il metodo della sonda, meno pericoloso rispetto al raschiamento praticato all’epoca delle “mammane”». Nora era in compagnia di tante altre donne. La sua memoria corre alla nascita del primo consultorio dell’Aied (Associazione italiana educazione demografica) a Prato, in via Santa Trinita. «Era stato aperto nell’appartamento di una compagna, lì organizzavamo i primi gruppi di autocoscienza del movimento femminista: si trattava di prendere coscienza dei propri problemi muovendo dal particolare all’universale, ben sapendo che i nostri problemi erano quelli comuni al mondo femminile. Il nostro motto era “il personale è politico”. Ricordo una città culturalmente vivace, un fermento positivo legato all’esperienza dei laboratori teatrali di Ronconi. Mio marito lavorava in una ditta tessile di Montemurlo. Quando gli comunicarono che la ditta avrebbe chiuso, occupò la fabbrica con gli altri colleghi».

Femminismo ieri... Prato iniziava a conoscere le prime battaglie per la legge sull’aborto, rivendicando il diritto delle donne alla libertà di scelta sul proprio corpo. Nora entrava a far parte del collettivo femminista legato al gruppo “Il Manifesto” e, come volontaria, si batté per mettere in piedi uno dei primi consultori in via Franchi con una squadra di medici che vi operava all’interno. «All’epoca l’aborto era vietato: chi aveva soldi andava dai medici che si facevano pagare profumatamente, chi non poteva permetterselo si rivolgeva alle “mammane” che praticavano il raschiamento, con rischi per la salute. Con il collettivo femminista iniziammo a praticare gli aborti con il metodo dell’aspirazione, più sicuro e gratuito. Una volta alla settimana, una compagna metteva a disposizione la casa: si fissava un giorno e si raggruppavano quattro- cinque donne che chiedevano di abortire». Il clima politico che accompagnò l’arrivo della 194 è ancora ricordo fresco nella mente di Nora che in Cgil tre anni fa è stata una delle promotrici dello sportello Donne insieme allo Spi (sindacato dei pensionati). «Noi non lottavamo per abortire, a nessuna donna può far piacere l’esperienza dell’aborto. La nostra era una lotta per non abortire perché una donna possa scegliere di avere o no una maternità, di assumere o non assumere una pillola anticoncezionale. Oggi da più parti s’invoca una revisione della legge. Siamo in Italia, l’ingerenza della Chiesa si fa sentire anche sulla sfera degli altri diritti civili come i matrimoni delle coppie omosessuali» ...

E oggi. Altro che streghe rispolverate dal passato. Il flash mob del 14 febbraio scorso (“One Billion Rising”) contro la violenza sulle donne segna la nuova frontiera della protesta al femminile, “social” e in rete. «Rispetto al femminismo del passato, oggi c’è più accettazione anche da parte degli uomini dei problemi specifici delle donne. Ormai non siamo più le “streghe” di un tempo ai loro occhi. I problemi delle donne sono i problemi di tutti, è aumentata la consapevolezza ma, a furia di condividere, temo che gli uomini vogliamo metterci il loro cappello».

Il lavoro di maestra. La prima tessera della Cgil è del 1976: per 31 anni Nora ha fatto la maestra elementare e continua oggi a prodigarsi per la causa della categoria insegnanti come segreteria confederale della Flc-Cgil.

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