Sicurezza
L’incertezza dei nuovi poveri: Monte dei Pegni o Compro oro?
Abbiamo provato a far valutare un braccialetto ottenendo due stime diverse: 250 e 700 euro ma chi si rivolge al banco della Bpvi in via Banchelli può riacquistare, con gli interessi, i propri oggetti
PRATO. Bisogno di denaro: per fare la spesa per la famiglia, per comprare i libri di scuola ai figli. Una necessità che oggi sta trasformandosi in un’odissea per tante famiglie costrette a vendere anche gli oggetti che oltre ad avere un valore economico ne hanno uno affettivo ancora maggiore. Da qui sia il proliferare dei comproro, dei quali non esiste una stima ufficiale ma da una sommaria conta sull'elenco telefonico soltanto a Prato sono oltre 60 e ogni giorno ne aprono di nuovi senza che nessuno abbassi la saracinesca per mancanza di lavoro, sia la riscoperta del monte dei pegni che in città è gestito dalla Banca Popolare di Vicenza.
Scegliere l'una o l'altra via è una questione di urgenza di contanti: dal comproro la valutazione è maggiore ma il bene viene venduto definitivamente mentre al Monte dei Pegni la stima è decisamente inferiore ma è possibile riscattare il gioiello e poterlo impegnare nuovamente. In entrambi i casi c'è una sottostima che arriva anche a un decimo del valore. Abbiamo provato ad immedesimarci in uno dei tanti clienti che affronta questa penosa via crucis. Siamo andati da un gioielliere a farci prestare un bracciale di seconda mano, visto che il prezzo dell'oro nuovo ha un valore diverso: costo stimato 1700 euro (2000 se fosse nuovo, ma è una valutazione per assurdo visto che anche per l'oro funziona come per le auto: appena usciti dal negozio inizia la svalutazione del bene).
Con un po' di imbarazzo abbiamo varcato le porte del Monte di Pietà in via Banchelli 33, abbiamo atteso insieme ad altre persone nella sala d'aspetto e al nostro turno siamo entrare nella stanza dove avvengono le valutazioni. Il personale è stato molto gentile. Ha guardato il gioiello ma la prima impressione è che fosse falso in quanto la lavorazione particolare non convinceva i due esperti. Nonostante la certezza della veridicità del gioiello è subentrata un po' di ansia. Dopo attente analisi, e un tempo che sembrava infinito hanno stabilito che non si trattava di bigiotteria e che il prezzo fosse di 250 euro. Entro tre mesi avremmo potuto riavere il bracciale, portando 250 euro oltre 20 euro. In pratica gli interessi sono di circa il 9%,. Alla scadenza, se non saremo in grado di avere 270 euro, possiamo mantener il gioiello impegnato e rinnovare la polizza a fronte dei venti euro di interessi (venti euro in tre mesi sembrano una cifra irrilevante, ma a ben pensarci corrispondono in un anno al 40% del valore stimato). Il rinnovo è illimitato, ma se si salta un solo appuntamento il gioiello viene messo all' asta. Un'altra strada è quello di vendere direttamente all'ente il bracciale: in questo caso il ricavo è di 600 euro.
Non soddisfatti della proposta economica andiamo da un comproro. Qui la scena si ripete: l'esperto osserva il gioiello, lo soppesa fra le mani per valutare l’autenticità del brillante (evidentemente lo è visto che sul volto gli si dipinge un piccolo sorriso), poi ci spiega che sicuramente all' interno c'è un'anima di metallo perché è troppo pesante.
Per venirci incontro valuta l'oggetto 700 euro. Ovviamente usciamo anche da questo negozio con il braccialetto al polso e lo riportiamo dall'orefice.
Che conclusioni trarre da questo malinconico giro in città? La crisi è così pesante che la gente è spesso costretta a svendere anche i beni cui è più affezionata. Ma pure in questo periodo vale la legge, spietata, della domanda e dell’offerta: e le persone, prese per il collo dalla situazione economica difficile, sono costrette non a vendere ma a mettere addirittura “in liquidazione” anche ciò che hanno di più caro.
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