Il Tirreno

Prato

Fattura da 150mila euro mette nei guai una coppia

Fattura da 150mila euro mette nei guai una coppia

L’Agenzia delle Entrate minaccia di pignorare l’abitazione dei due romeni perché li considera evasori. Il muratore si difende: «Io non l’ho mai emessa»

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PRATO. L’Agenzia delle Entrate li considera evasori e minaccia di pignorare loro la casa, chiedendo indietro un conto parecchio salato: la bellezza di 150mila euro. Ma Anton e Veronica Falcas, una coppia romena residente a Prato, non dispone di quella somma. Ma soprattutto non si capisce il perché di quell'ingiunzione, mentre si grida a un giro di fatture false. Intanto hanno messo tutto nelle mani dell'avvocato pratese Nicola Tintori che, con l’associazione “Cittadini nel mondo”, sta seguendo diversi contenziosi legali riguardanti cittadini stranieri. La storia dei Falcas è quella di una normalissima famiglia romena finita nel mirino dell’Agenzia delle Entrate per una presunta fattura di 150mila euro risalente al 2006, quando i romeni erano titolari di una ditta individuale chiusa nello stesso anno e che, a malapena, riuscì a fatturare tre piccoli lavori domestici. Oggi Anton è tornato a fare il muratore da dipendente, lavora un mese sì e un altro no, mentre la moglie Veronica s'arrangia come "tata" in una casa fiorentina. Hanno due figli da mantenere al liceo e all’università e, soprattutto, da cinque anni pende un mutuo ventennale sulla testa per un appartamento di proprietà che l’Agenzia delle Entrate ora minaccia di pignorare. L’equivoco nasce dunque da una fattura da 150mila euro datata ottobre 2006 e rinvenuta nei locali di un’azienda edile lombarda (poi fallita e indagata per evasione fiscale), per un subappalto che la ditta dei Farcas assicura di non avere mai accettato. La fattura risale a ottobre 2006, il fallimento dell’ipotetico committente alla fine di quell’anno.«Non avevamo certo i numeri per accollarci un appalto da 150mila euro - fa notare Anton Falcas -. Secondo l’Agenzia delle Entrate ed Equitalia saremmo degli evasori, ma le vere vittime in tutta questa vicenda siamo noi. Con l’azienda lombarda abbiamo avuto solo un contatto ma non c’è stato nessun tipo di rapporto di lavoro». In un cassetto sarebbe stata trovata una fattura con l'intestazione della ditta romena, di qui il sospetto che anche la presenta ditta in subappalto fosse implicata negli affari poco limpidi del committente lombardo. I Farcas hanno ricevuto una prima cartella esattoriale da 40mila euro: sul loro caso è stato aperto il fascicolo di un’indagine penale con denuncia contro ignoti (gli autori della presenta fattura). Ma perché produrre una fattura per lavori mai eseguiti? «In realtà abbiamo tirato un sasso nello stagno - ammette l'avvocato Tintori -. Abbiamo chiesto che l’Agenzia delle Entrate sospenda il procedimento alla luce dell’indagine penale in corso. Purtroppo finora i tentativi di conciliazione con non sono andati a buon fine».

Maria Lardara

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