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Prato

I sette candidati in passerella

Carlandrea Poli
I sette candidati in passerella

Stili diversi al Politeama: dal pragmatico Lulli a Biffoni il “miglior pizzaiolo”

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PRATO. Di fronte a 400 persone i 7 candidati alle primarie parlamentari hanno esposto stili molto differenti, anche sul piano personale. Lulli: in jeans e felpa blu ha fatto capire che essere un parlamentare di sinistra è prima di tutto uno stile anticonformista nel vestire. Molto pragmatico sull'economia, «i soldi pubblici non ci sono, meglio togliere i lacci corporativi che ostacolano i giovani», ha avuto un momento di gloria sul gioco della torre, «salverei Bersani e Monti, perché se fossero i leader dei rispettivi schieramenti avremmo il 50% di problemi in meno». A suo sfavore la carta dell'esperienza: «Sono quello più identificabile con la politica». Oliva: avete presente il programma dell'Unione di Prodi: 280 pagine di trattato sul governo? Ecco, con Oliva succede l'esatto opposto. Una sola issue, la stessa con cui debuttò in consiglio comunale nel 2009: il credito. Separare le banche d'affari da quelle commerciali è la sua missione di vita più che politica. Di pari passo con l'impegno di «riaprire i rubinetti del credito» per le imprese. La monotematicità può bastare per convincere? Aggressivo sui parlamentari uscenti: «Ci hanno abituati a farci perdere. Con me Prato tornerà a vincere». Bocci: donna, commercialista, ha mostrato quel lato tipicamente femminile di empatia mostrando comprensione per le imprese che chiudono e a malincuore lasciano senza lavoro famiglie intere. La sua priorità è rilanciare l'occupazione con incentivi fiscali alle imprese. Ha trovato pure uno slogan alla sua femminilità in politica: «Dolce nei modi, forte nella sostanza». L'appello finale metà a braccio metà leggendo un foglio scritto, invece, è da dimenticare. Rocca: «Non possiamo lasciare la politica a chi fa politica» parafrasando Clemanceu, la guerra e i generali. Efficace. Sulle ricette economiche ha dato impressioni contrastanti. La defiscalizzazione del lavoro giovanile sia dipendente che autonomo ha un profumo di sinistra. Un po' meno l'idea che per aiutare l'occupazione femminile basti incentivare il lavoro a domicilio. E in effetti su questo è stato castigato dalle donne Peris e Santi. Alternativo all'apparato, ma anche a Renzi: «Alla parola rottamare preferisco dire, alziamoci». Peris: «Mi sono candidata, perché me l'ha chiesto il partito. Domenica alla presentazione delle liste c'era bisogno di una donna. Ho detto alla mia segretaria di giocarmi come ultima carta». Esordio brutalmente sincero, ma forse non troppo seducente per avvicinare gli elettori fuori dalle dinamiche di partito. Si è ripresa sul concetto di pari opportunità: «Significa anche per una donna poter uscire di casa e andare a lavorare. Il concetto della donna a casa, mentre l'uomo lavora va superato». Santi: al Politeama ha narrato una candidatura collettiva: «Chiederò il sostegno delle persone» alludendo alla sua ben nutrita squadra ha parlato molto dell'importanza dei territori: «Tutti i Comuni sono parte integrante per un parlamentare e ognuno ha qualcosa da insegnarci». L'umiltà di imparare ha ridimensionato una certa inesperienza nel parlare dinanzi a centinaia di persone. Di far suo, da docente, ha valorizzato i temi di cultura e istruzione, quelle in cui è maggiormente ferrata. Biffoni: l'autoproclamato “miglior pizzaiolo” della festa del Pd – da uomo del popolo oltre che di Renzi – ha indicato nell'appello finale il tema della rottamazione, risultato vincente a Prato: «O avremo un'opzione politica completamente nuova oppure non ci faremo capire dai cittadini». Sicuro sulla necessità di incrementare gli asili nido, più vago sulla città metropolitana.

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