Il Tirreno

Prato

Tre colpi di pistola alle gambe

Tre colpi di pistola alle gambe

Marocchino ferito da un gruppo di connazionali. Quelli che erano con lui dicono di non sapere perché

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PRATO. Tre colpi di pistola calibro 7,65 sparati da distanza ravvicinata, ma non per uccidere. Questa la “punizione” toccata la scorsa notte a un marocchino di 30 anni nel parcheggio scambiatore di via Nenni. L’uomo è già stato operato, non è in pericolo di vita e in mano ai carabinieri, che conducono le indagini coordinate dal sostituto procuratore Lorenzo Gestri, c’è soltanto il bossolo di uno dei tre proiettili esplosi in rapida successione.

Ci sarebbero anche le dichiarazioni di due connazionali che erano insieme al marocchino e hanno visto tutto, ma al momento non sono ritenute particolarmente utili o attendibili. Riferiscono i carabinieri, infatti, che i due sostengono sì di essere stati insieme al ferito prima che venisse colpito, ma che non avevano appuntamento con nessuno e che non conoscono gli aggressori, oltre a non avere idea del motivo per cui sono stati esplosi i colpi di pistola. Bugie, secondo gli inquirenti, che sono invece convinti che i due gruppi che si sono fronteggiati nel parcheggio si conoscano e che il ferito sappia il motivo per cui gli hanno sparato.

Facciamo un passo indietro. Mancano pochi minuti alle 5 e nel piazzale di via Nenni, avvolto dalla nebbia, non c’è nessuno, fatta eccezione per un’auto con tre marocchini a bordo. A un certo punto si avvicinano altri tre connazionali a piedi. Tra i due gruppetti inizia una breve discussione, che si conclude in maniera drammatica. Uno dei tre nuovi arrivati apre lo sportello dell’auto, tira fuori una pistola e spara tre colpi alle gambe del trentenne connazionale. I due amici di quest’ultimo pensano bene di allontanarsi per non avere la loro razione di piombo. Scappano anche i tre aggressori, e dopo qualche minuto i primi due tornano sul posto e trovano l’amico sanguinante e dolorante. Per qualche motivo che poi spiegheranno al magistrato, anziché chiamare un’ambulanza o portarlo direttamente al pronto soccorso, decidono di trasportarlo nell’abitazione dove il trentenne vive, in via Billi, zona Villa Fiorita. E’ solo lì che, preoccupati per le sue condizioni, si risolvono a chiamare il 118 e un’ambulanza soccorre il ferito. Saranno i sanitari a informare i carabinieri che l’uomo ha tre proiettili nelle gambe, e così le indagini partono con un grave handicap iniziale. Nel frattempo il marocchino viene operato e stabilizzato, non è in pericolo di vita e quando vorrà, potrà dare la sua versione dei fatti.

Al momento l’unica ipotesi esclusa dagli inquirenti è quella di una rapina finita male. Il ferito e i suoi due amici hanno tutti diversi precedenti penali, anche per spaccio di stupefacenti. Logico dunque che la prima pista a essere battuta sia quella di un regolamento di conti legato allo spaccio. E’ la soluzione più facile, ma anche quella più probabile per sbrogliare una matassa che i diretti interessati forse potrebbero sbrogliare da soli, se decidessero di raccontare tutto quello che sanno. Il problema è che forse non gli conviene, perché forse significherebbe altri reati. Il rischio, invece, è che qualcuno abbia voglia di rispondere al piombo col piombo.

Paolo Nencioni

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