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«Prato non può essere la città del rimpianto»

«Prato non può essere la città del rimpianto»

PRATO. «Prato non può essere la città del rimpianto, deve essere la città del futuro». E’ il passaggio centrale del messaggio di auguri inviato dal vescovo Franco Agostinelli ai pratesi. Ecco il...

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PRATO. «Prato non può essere la città del rimpianto, deve essere la città del futuro». E’ il passaggio centrale del messaggio di auguri inviato dal vescovo Franco Agostinelli ai pratesi. Ecco il testo della lettera.

«Cari amici pratesi, ormai miei concittadini oltre che diocesani, vi scrivo per la prima volta nella vigilia di Natale.

Domani, proprio nel giorno della Natività di Gesù, si compirà il primo mese della mia presenza, quale Pastore della Chiesa pratese. In queste quattro settimane, dense di impegni, incontri, riunioni, in tanti mi hanno spiegato, illustrato, sottolineato la crisi che ha colpito ormai da anni il distretto industriale pratese e lo smarrimento che, in conseguenza della crisi ma non solo, ne è derivato. È stata, per certi versi, una lunga "litania" di allarmi, di preoccupazioni, di richieste di aiuto che - lo confesso - mi ha letteralmente investito. Ho potuto conoscere, sebbene ancora in via del tutto preliminare, la complessa situazione del nostro territorio, peraltro per molti aspetti comune alle altre città toscane e italiane. Sono stato fatto partecipe delle preoccupazioni e del disagio che vivono gli operatori economici, i lavoratori, le famiglie, coloro che hanno responsabilità pubbliche. La crisi è grave dappertutto e a Prato - mi par di capire - presenta caratteristiche peculiari. Eppure confesso di essermi sorpreso per i modi e i contenuti di queste informazioni. Ho come l'impressione - sebbene sia ancora parziale la mia conoscenza di Prato - che lo scoramento e la sfiducia stiano contagiando i pratesi più di quanto il virus della crisi si sia effettivamente propagato. Lo affermo perché ho avuto modo di avvicinare, in alcuni casi conoscere meglio, già diverse esperienze belle, positive - imprenditoriali, del no profit, del volontariato, della cultura - che mi fanno immaginare una realtà che non è solo "crisi".

Lo dico anche perché non posso credere che quello spirito creativo, intraprendente, fiducioso, che ha caratterizzato Prato e il suo territorio per decenni sia ora scomparso. No, Prato non può essere la città del rimpianto. Deve essere la città della contemporaneità e dunque del futuro, dei giovani (è una delle città più popolate di giovani), di chi ha voglia di fare, scommettere e intraprendere, della cultura e, permettetemi, dello spirito. Ho quasi la certezza che tutto questo sia ancora possibile realizzarlo tra noi. Occorre però una reazione, una rinascita. Non è questo che celebriamo domani? Gesù Cristo nasce per dire ad ognuno di noi che abbiamo una possibilità - reale e gratuita - di salvezza, che sempre ci viene rinnovata. Dio ha avuto fiducia nell'uomo, tanto da farsi uno di noi. Troviamo dunque, nelle pieghe di questa nostra storia, le ragioni di una nuova fiducia in noi stessi. Guardando al Bambino di Betlemme potremo ritrovare anche le ragioni della gioia, quella vera, in un Dio che non si rassegna davanti all'uomo ma che si sporca le mani entrando nelle vicende del mondo e facendosi nostro compagno di viaggio. Pensiamoci quando oggi e domani ci scambieremo gli auguri. Buon Natale, davvero, di cuore».

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