Il dolore
Moglie segregata in casa, adesso la donna ritratta
Sofferto incidente probatorio davanti al giudice: la giovane marocchina aveva accusato il marito di averle impedito di uscire per un anno e mezzo
PRATO. Ha provato a ritrattare, a rendere meno pesante la situazione del marito che lei stessa aveva denunciato, ma la pubblica accusa non le crede, è convinta che dietro alla ritrattazione ci sia la paura. Quella stessa paura che, secondo l’ipotesi della polizia, ha costretto una donna marocchina a vivere segregata per un anno e mezzo col figlio piccolo in un appartamento di Maliseti. Ieri la donna, 24 anni, è comparsa davanti al giudice per le indagini preliminari Isidori nell’incidente probatorio. La storia è quella che abbiamo raccontato il 23 ottobre, quando un marocchino di 37 anni fu arrestato dalla polizia con l’accusa di aver tenuto segregata la moglie di 24 anni nell’appartamento di Maliseti, in ossequio alle sue convinzioni culturali e religiose.
Fu la moglie a denunciarlo, raccontando di essere uscita da quella casa solo un paio di volte (per portare il bambino al pronto soccorso e per rinnovare il permesso di soggiorno, sempre accompagnata dal marito). All’uomo furono poi concessi gli arresti domiciliari in un’altra abitazione, ma nel giro di pochi giorni è stato nuovamente arrestato perché la polizia ha scoperto che, contravvenendo al divieto del giudice, si era messo in contatto con la moglie e avrebbe cercato di farle ritirare le accuse.
Ieri mattina, dunque, i due si sono rivisti nell’aula al primo piano del Palazzo di giustizia, davanti al giudice Isidori, al pubblico ministero Lorenzo Gestri e all’avvocato difensore Gabriele Terranova. Udienza a porte chiuse, non è dato sapere gli sguardi che si sono scambiati e le emozioni che hanno provato. Il giudice non ha ammesso la presenza di un interprete aggiuntivo, convocato dal difensore del marocchino. E di fatto la moglie ha fatto più di un passo indietro. Sì, il nostro è stato un matrimonio combinato, ha detto, ma poi abbiamo imparato a conoscerci. Ora dice di non essere mai stata picchiata e spiega la sua iniziativa contro il marito con una sua vacanza in Francia, da una zia. Lì ha visto le figlie della zia vivere secondo lo stile occidentale e le è montata questa voglia di libertà che evidentemente a Maliseti non aveva. Ma su molti punti ha di fatto smentito le sue prime affermazioni e il pubblico ministero le ha fatto numerose contestazioni, tanto che l’udienza si è protratta per oltre cinque ore. In mano al pm Gestri ci sono i testi delle intercettazioni telefoniche che racconterebbero tutta un’altra storia, molto più simile a quella raccontata la prima volta dalla donna. Starà poi al giudice valutare se la giovane era credibile prima o è credibile ora, o in nessuno dei due casi. E’ un fatto che spesso nelle vicende giudiziarie che riguardano marito e moglie a una prima versione ne segue una in parte diversa. Intanto il marito resta in carcere in attesa che la Procura eserciti l’azione penale.
Paolo Nencioni
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
