Attenzione
Il centro massaggi chiuso dal Comune per irregolarità
Il provvedimento è stato preso perché le dipendenti cinesi non avevano i requisiti per l’attività estetica
MONTEMURLO. Il centro massaggi “Giada” di via Oste è chiuso. A ordinarne la chiusura immediata, dopo nemmeno un mese dall'inaugurazione, è stata un'ordinanza firmata nei giorni scorsi dal sindaco Lorenzini. La chiusura si è resa necessaria per alcune irregolarità tecniche: il negozio si presentava infatti come centro olistico e bionaturale ma aveva al suo interno anche alcune vasche idromassaggio. Elementi, questi, che hanno inserito automaticamente l'esercizio commerciale in un'altra categoria, quella dei centri estetici, per i quali però nessuna delle tre dipendenti di nazionalità cinese aveva i requisiti. Alla municipale non è restato quindi che chiudere il centro massaggi. Il centro massaggi “Giada” sembra comunque destinato a riaprire presto, visto che già ieri mattina un tecnico incaricato dall'azienda si è recato in Comune per ottenere tutta la documentazione necessaria per mettersi in regola. Un mese fa, l'apertura del primo centro massaggi cinese a Montemurlo aveva destato curiosità e anche qualche malumore negli abitanti di Oste, soprattutto per la sua vicinanza al centro nevralgico della frazione: piazza Amendola. Quello di Oste è solo l'ultimo di una lunga serie di interventi attraverso i quali il Comune di Montemurlo si è impegnato per far rispettare le norme che regolano le attività commerciali. Quest'anno, i controlli della municipale su commercio, regolamenti comunali, edilizia e ambiente hanno portato all'accertamento di 189 violazioni di regolamenti comunali e di leggi nazionali. Un dato in linea con quello dello scorso anno, quando le sanzioni seguite agli accertamenti furono 208. Sul lato dell'illegalità economica legata ai capannoni utilizzati impropriamente come laboratori e dormitori, al di fuori cioè di qualsiasi norma, il Comune di Montemurlo è impegnato con successo da anni. I controlli del 2012 hanno portato al sequestro di 15 capannoni industriali. Ma se si sommano a quelli portati a termine nel 2011 (39) nel 2010 (34), nel 2009 (26) e nel 2008 (23), il risultato parla di 137 capannoni sequestrati in cinque anni. Una specie di record per un Comune che supera appena i 18mila abitanti. Il minor numero di sequestri portati a termine nel 2012 coincide poi con due fattori. Da una parte il controllo pressante e continuato da parte della municipale, che ha finito per scoraggiare l'insediamento di attività del genere, e dall'altro, soprattutto, le ordinanze firmate dal sindaco negli ultimi tempi. Quelle sull'inagibilità e l'”inaffittabilità” dei capannoni controllati, norme le cui sanzioni vanno a colpire direttamente i proprietari dei capannoni.
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