Il Tirreno

Prato

In manette gli specialisti delle rapine

In manette gli specialisti delle rapine

Arrestati tre palermitani e due basisti pratesi. Al telefono le banche erano “cantieri”: «Andiamo a montare un ponteggio»

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PRATO. Una rapina l’hanno fatta e ha fruttato 61.000 euro; la seconda è sfumata perché hanno fatto tardi e la banca era già chiusa; alla terza sono stati arrestati. Una parabola comicamente discendente quella di cinque rapinatori raggiunti ieri da altrettante ordinanze di custodia cautelare per tre colpi in banca dal novembre dell’anno scorso al maggio di quest’anno. In carcere è finito anche un marocchino di 29 anni, che non c’entra nulla con le rapine ma è accusato di spaccio di cocaina.

In quattro furono arrestati dai carabinieri dopo l’ultimo colpo, quello alla Banca popolare di Vicenza di via Miniati, il 22 maggio. Due dei quali sono “specialisti” palermitani (Giuseppe Paterna, 49 anni, Salvatore Montagna, 43 anni) e Daniele Cannavò, 33 anni, di Prato. Ora alla lista si aggiunge la convivente, Elena Capece, 31 anni, agli arresti domiciliari. Insieme al compagno è considerata la basista del gruppo, una donna tuttofare, che oltre a scegliere gli obbiettivi, secondo i carabinieri era anche la “parrucchiera” della banda, nel senso che tingeva i capelli a chi non voleva farsi riconoscere. E, stando alle intercettazioni allegate all’ordinanza di custodia firmata dal gip Luca D’Addario su richiesta dei sostituto Gestri e Canovai, si arrabbiava di brutto e non esitata a trattare a pesci in faccia i maschi del gruppo quando questi cercavano di escludere lei e il convivente dalle rapine in banca. Il gergo della banda è abbastanza colorito. Le banche sono i “cantieri” e quando si decide di fare un colpo «si va a montare un ponteggio». Precauzioni inutili al telefono, se ad ascoltarle dall’altra parte ci sono carabinieri che sanno benissimo che non si parla di edilizia ma di rapine.

Le indagini sul gruppo sono iniziate dopo il colpo alla Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia, agenzia di Oste, rapinata il 7 novembre 2011. Quel giorno, secondo gli inquirenti, agiscono Montagna, Paterna e Daniele Cannavò. Quest’ultimo fa un sopralluogo e avverte gli altri due che è arrivato un portavalori. Montagna e Paterna fanno irruzione e aspettano l’apertura della cassa a tempo dopo aver legato clienti e dipendenti. Roba da professionisti, ma quando ci riprovano, il 15 maggio alla Cassa di risparmio di Firenze, agenzia di Vergaio, notano carabinieri in borghese, tentano di cambiare macchina e arrivano quando la banca è già chiusa. L’epilogo una settimana dopo alla BpVi della Castellina, quando i quattro, ormai sotto controllo da giorni, vengono arrestati. Elena Capece li aspettava a casa, ma invece dei rapinatori vide arrivare i carabinieri. Il marocchino Ahmed Jahdi sembra finito per sbaglio nella storia. Va in galera per spaccio di cocaina.

Paolo Nencioni

*articolo modificato il 27 dicembre

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