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Prato

L’ALTRA INCHIESTA

False assunzioni, si indaga su imprenditori compiacenti

PRATO. Da una costola dell’indagine sulle rapine ne potrebbe nascere un’altra che riguarda gli imprenditori senza scrupoli che si prestano ad assumere chi è in carcere per fargli ottenere gli arresti...

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PRATO. Da una costola dell’indagine sulle rapine ne potrebbe nascere un’altra che riguarda gli imprenditori senza scrupoli che si prestano ad assumere chi è in carcere per fargli ottenere gli arresti domiciliari. Di questo fenomeno, che secondo il colonnello Gabriele Stifanelli, «è abbastanza diffuso», si trova traccia in un’intercettazione agli atti dell’inchiesta, quando la basista della banda parla con un imprenditore edile e gli propone l’affare: «Qui ci sono 4.000 euro per te se assumi chi ti dico io». Va da sé che si tratta di un’assunzione fittizia. Il detenuto ottiene gli arresti domiciliari e non andrà mai sul cantiere edile. Utilizzerà invece le ore di permesso per andare a fare i sopralluoghi o le rapine in banca, che non a caso, nel gergo della banda, vengono chiamate “cantieri”.

Quello dei basisti è considerato un ruolo decisivo dai sostituti Gestri e Canovai, titolari dell’inchiesta. Il problema più grosso per chi va a fare le rapine in trasferta, infatti, è di avere una sistemazione sicura dove dormire e mangiare, per non lasciare tracce che, anche a posteriori, potrebbero trasformarsi in prove (che cosa ci faceva Tizio in quell’albergo a mille chilometri da casa in quel tal giorno?). E dunque era molto importante il ruolo di Elena Capece nella banda. In un’intercettazione la donna si confida con un’amica: «Se i lavori domani vanno bene e se riscuotono, allora ci facciamo una settimana di vacanza». Ferie sfumate per “colpa” dei carabinieri. (p.n.)

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DEGLI ARRESTI

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