Il Tirreno

Prato

Natale amaro alla Varvarito Arriva la cassa integrazione

di Maria Lardara
Natale amaro alla Varvarito Arriva la cassa integrazione

Mattinata di contestazione davanti alla prefettura. Vanificata la speranza di una proroga che avrebbe consentito di continuare a lavorare nella sede di via Tourcoing da dove l’azienda è stata sfrattata

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PRATO. Si sono fatti intendere a suon di cori, slogan e striscioni. Un messaggio, chiaro e forte, indirizzato contro il Comune, quello che «licenzia 106 lavoratori della Varvarito Lavori». Parole come pietre, quelle sullo striscione, scagliate sullo sguardo incredulo dell’assessore alle Attività produttive Roberto Caverni, uno dei primi ad arrivare in via Cairoli per il vertice in Prefettura che ha riunito intorno a un tavolo la proprietà del terreno di via Tourcoing (dove la Varvarito è stata “sfrattata” il 12 dicembre) e i titolari dell’azienda di costruzioni stradali e movimentazione terra. La speranza, quella dei lavoratori, era di poter rimettere piede nello stabilimento del Macrolotto e riattivare così l’impianto di recupero degli inerti, necessario per non tenere fermi i cantieri stradali, attraverso una proroga dei permessi per lavorare lì. E invece fumata nera al vertice, con il dispiacere dei lavoratori che sotto l’albero di Natale troveranno invece la cassa integrazione: il proprietario Maurizio Querci ha fatto valere le sue ragioni, forte della sentenza del Tar che ha dichiarato illegittime le proroghe ai permessi d’agibilità rilasciate alla Varvarito da Comune e Provincia (sei negli ultimi dieci anni) nella sua area. Rientrerà così in possesso di un terreno a destinazione commerciale: si vocifera che Esselunga voglia costruire lì un magazzino ma la notizia è stata smentita ieri mattina dall’assessore Caverni.

Niente proroga. La doccia fredda è arrivata intorno all’ora di pranzo: niente proroga, ma una “diffida al ripristino ambientale”, nome tecnico con cui l’assessore provinciale all’Ambiente Stefano Arrighini ha definito l’atto che sta preparando la Provincia e che permetterà ai lavoratori di varcare sì la soglia dei cancelli di via Tourcoing, ma solo per smaltire il materiale già presente nel cantiere che dovrà essere liberato entro sei mesi, sbarrando la strada ai camion carichi di terra in uscita. In pratica, il divieto di portare nuovo materiale suona a morto perché di fatto per la Varvarito questo significa lo stop dei cantieri. «Come enti non è possibile autorizzare altre proroghe dopo che si è pronunciato il Tar», sottolinea Arrighini mentre fuori montava la rabbia degli operai al grido di “Vergogna, vergogna”. Una soluzione che poco giova sul piano occupazionale (sarebbero impiegate pochissime unità dentro il sito) e che prefigura già un’operazione di dismissione del sito nel Macrolotto visto che, entro sei mesi, la Varvarito dovrà restituire le chiavi al Querci.

Sei mesi per la salvezza. Questo arco di tempo sarà cruciale per individuare una sede alternativa per gli impianti, attraverso la riunione permanente di un tavolo tecnico (garante ne è il prefetto) che già da oggi vedrà all’opera i dirigenti comunali e provinciali dell’Urbanistica. In realtà, la Varvarito dispone già di uno spazio alternativo, ovvero un terreno di sei ettari che acquistò nel 1998 a San Giorgio a Colonica. A mettere i bastoni fra le ruote è sempre stata la natura urbanistica di quell’area, per cui vige una destinazione agricola. «Abbiamo avuto a che fare con tre giunte: a quest’ora, dopo 15 anni, la faccenda doveva essere risolta – lamenta il titolare Franco Varvarito -. A gennaio dovevano partire lavori importanti e adesso rischiamo di perdere commesse. Sono amareggiato, è stata solo rimandata la soluzione. Intanto gli operai andranno in cassa integrazione». Varvarito si toglie un sassolino dalla scarpa nei confronti dell’assessore all’Urbanistica Gianni Cenni (ieri assente). «Mi rimprovera di non aver mai presentato un piano attuativo ma il cambio di destinazione urbanistica non è mai stato richiesto perché implicito nell’esito della procedura con cui la Provincia, in sede di conferenza dei servizi, ha dato già il via libera all’impianto sul terreno di San Giorgio autorizzandolo dal punto di vista ambientale. Ma mancava la conformità urbanistica rilasciata dal Comune». Sul piatto della Varvarito l’amministrazione aveva offerto come contropartita la possibilità di un terreno a Baciacavallo oppure al Calice. «Non nutriamo pregiudiziali, tanto che il sindaco ha incontrato sette volte i titolari della Varvarito. Sei mesi – osserva Caverni – ad ogni modo non bastano per adottare una variante urbanistica. Certo, se ogni volta si andasse in deroga al piano strutturale per scongiurare un’emergenza occupazionale si creerebbe un pericoloso precedente».

L’ombra della cassa integrazione. Qualcuno di loro minaccia di piazzarsi con i camion sotto l’ufficio del sindaco e, probabilmente, oggi molti andranno a manifestare in consiglio comunale. I 106 operai della Varvarito, dopo aver gridato “Cenni dacci i permessi” (nel terreno di San Giorgio, s'intende), hanno perso la pazienza quando hanno saputo che non torneranno a lavorare. Per loro domani sarà convocato un tavolo in Provincia di Firenze (dove l’azienda ha la sede amministrativa) per definire lo strumento più idoneo della cassa integrazione, se straordinaria o in deroga, fermo restando il ritiro della procedura della mobilità da parte dell'azienda.

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