Attenzione
Anche il figlio con la pettorina arancione
Un’intera famiglia unita dalla protesta. La moglie: «Mi chiedo come faremo a pagare il mutuo»
PRATO. Se ha già scritto la letterina a Babbo Natale, di sicuro gli ha chiesto un lavoro per il padre che oggi sta con le braccia incrociate, in attesa che si sblocchi una situazione per molti versi paradossale visto che quel lavoro, in teoria, non mancherebbe (ma manca una sede operativa per l'azienda Varvarito). Niente giocattoli o playstation, ma il ritorno al cantiere di babbo Vito con la stessa pettorina arancione fluorescente da lavoro che indossava tutte le mattine, e con cui spiccava anche ieri davanti alla Prefettura durante il presidio di protesta. Sarebbe il più bel regalo per Ezio, un bimbo di dieci anni che frequenta una scuola elementare a Prato.
«Oggi voglio sapere se mangerò il panettone a Natale», chiede sconsolato il piccolo. Anche lui a protestare con la pettorina arancione come il babbo e i suoi colleghi, il bimbo non è andato a lezione per rimanere insieme al padre, per avere quelle risposte dalle istituzioni che poi, intorno all’ora di pranzo, sono piombate come un macigno sulle prospettive future di 106 famiglie a cui Babbo Natale porterà come pacco la cassa integrazione. Anche la mamma Eva ha ansia di sapere come andrà l’incontro istituzionale, se quelle benedette proroghe saranno accordate per permettere alla Varvarito di restare al Macrolotto ancora per qualche mese, prima del trasferimento degli impianti chissà in quale sito.
La presenza delle famiglie, strette intorno ai lavoratori, i "capifamiglia" che portano il pane a casa spaccandosi la schiena e sfidando ghiaccio e inverno, era un aspetto non secondario della rumorosa mattinata trascorsa ieri mattina davanti alla Prefettura, tra slogan, striscioni e cori di indignazione.
«Giorno dopo giorno, l’attesa si fa snervante - racconta la signora Eva -. Il problema non è cosa mettere a tavola per Natale, ma la preoccupazione è per cosa accadrà poi. Io non lavoro e, come tante persone oggi qui, abbiamo un mutuo da pagare. Mi domando se per il Comune sia meglio aiutare 106 famiglie, e fare in modo che non perdano il lavoro agevolando l'azienda, oppure ritrovarsi con persone che poi graveranno sui conti pubblici con conseguenze pesanti a livello sociale. E' un cane che si morde la coda». (m.l.)
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