Sicurezza
Madre e figlia precarie insieme nel “concorsone”
Seconda tornata di prove: tra i partecipanti anche una coppia singolare «E’ stata lei a spingermi, non ero convinta perché ho poca pratica col computer»
PRATO. Due maestre, vent’anni di differenza, entrambe precarie, convocazione il medesimo giorno al Gramsci Keynes nella solita aula; una congiuntura astrale veramente particolare per Filomena Amelia e Loredana Lanfani, madre e figlia che hanno deciso di partecipare al concorso degli insegnanti. «E’ stata Loredana – spiega Filomena – a convincermi a partecipare, io avevo qualche remora perché non ho una grande dimestichezza con il computer. Insegno in modo saltuario nella scuola dell’infanzia. Questa è un’occasione per iniziare ad entrare in un percorso più strutturato». Loredana, invece, concorre per entrare di ruolo nella scuola elementare e si sta laureando in scienze della formazione.« Non è stato facile convincerla, generalmente sono i genitori a spronare i figli, nel nostro caso è successo il contrario, ciascuna ha studiato per conto suo, ma stamattina siamo qui insieme. Spero di riuscire a passare anche perché se non sono ammessa devo aspettare il prossimo concorso; visto che i posti ci sono bisognerebbe bandirli ogni due anni». Le maestre al polo scolastico di via Reggiana sono decisamente in maggioranza. «Circa il 50% dei candidati – spiega il preside del Datini Daniele Santagati - sono insegnanti della scuola primaria; questa mattina in una classe di 21 persone 10 erano maestre elementari. I test sono molto selettivi nel turno delle nove, su venti candidati sono stati ammessi tre, continua a non presentarsi il 20%. Nel mio istituto tutto si è svolto in modo regolare, grazie anche al mio staff di cinquanta persone, per cui cercherò di garantire una gratifica, visto che hanno lavorato quando i colleghi erano a casa». Nessun extra per il dirigente scolastico, eppure le ore dedicate al concorso sono state tante; per due giorni dalle 7,30 del mattino fino alle 20, con anche la responsabilità di garantire il corretto funzionamento dell’ esame. Tra gli insegnanti che hanno fatto vigilanza ai futuri colleghi anche Angela Gurgaglione, ormai di ruolo che però non condivide la modalità di selezione imposta dal Ministero: «Questi test non sono uno strumento valido perché non tengono conto della didattica, aspetto fondamentale per l’insegnamento. Io ho dato tre concorsi, con il vecchio ordinamento, e per ciascuno sono stata valutata sulla mia materia e sulla mia predisposizione all’ insegnamento. Sarebbe meglio un tirocinio pratico e poi l’abilitazione». Intanto chi ancora di ruolo non è, spera di dare l’addio al precariato. «Ho il diploma dell’ istituto magistrale – spiega Rodolfo Drago – per dieci anni ho fatto un altro lavoro, poi da quattro anni insegno in una scuola primaria e quindi ho deciso di fare questo concorso». Anche Claudia Atzari ha riscoperto la sua predisposizione all’ insegnamento: «Quando mi sono diplomata nel 1999 non ho fatto in tempo a iscrivermi al concorso, così ho trovato lavoro in un call center di Telecom, ho un contratto a tempo indeterminato, ma la mia vocazione è stare con i bambini».
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